La gratitudine nel mondo del calcio e’ merce rara. C’e’ poco da fare. Puo’ succedere, in questo sport, di poter interrompere il proprio percorso o una societa’ decida di cambiare strada affidandosi ad altre persone.
Il distinguo sta nel modo che esprime cio’ che si e’. E il modo col quale la Juve Stabia ha annunciato il cambio al vertice del proprio settore giovanile lascia abbastanza perplessi.
Salutato (o meglio non salutato) Saby Mainolfi, annunciati Gervasi come responsabile e Rosa come ds. Nessuna parola spesa per il professionista sannita, nessun ringraziamento, nessun in bocca al lupo di prassi per le nuove esperienze. Un comunicato di annuncio di volti nuovi e niente per chi c’era prima.
Niente di niente, come se il lavoro fatto negli anni non avesse lasciato nulla a una societa’, quella gialloblu’ che, invece, qualcosina, se cosi’ si puo’ dire, ha messo in cassa in termini di valorizzazione di atleti che hanno spiccato il volo da Castellammare per la prima squadra o per esperienze in B e in C.
Invece nulla, anzi, in fase di presentazione il buon Gervasi parla anche di rifondazione del settore giovanile da zero. Una passata di spugna su un lavoro lungo fatto negli anni.
Il nuovo corso della Juve Stabia, tra entusiasmo e volti nuovi, ma in termini di comunicazione, questo rientra tra gli scivoloni.
Bastava solo ringraziare, Mainolfi e’uomo di sport e avrebbe accettato, a buon viso, cio’ che nel calcio puo’ succedere. Ma cosi’, onestamente, si tocca l’uomo piu’ che il professionista.
Si tocca la persona di principi ed educazione, quello del prima divertimento e costruzione dell’uomo del futuro e poi i risultati, quello che non appariva mai e non aveva voglia di farlo, che ha sempre messo avanti i suoi collaboratori perche’ sono quelli che stanno sul campo e faticano coi ragazzi.
Niente, tutto spazzato via e nel modo peggiore, ignorando e nel silenzio.



















