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Ventiquattro persone in carcere e quattro ai domiciliari per traffico di droga. E’ il risultato di un’articolata attività di indagine, svolta da personale della Squadra Mobile di Napoli e coordinata dalla Procura di Napoli – Direzione Distrettuale Antimafia – avviata nella primavera del 2022 a seguito delle dichiarazioni rese da un collaboratore di giustizia.
    
Il pentito aveva parlato dell’esistenza di una piazza di spaccio di kobret e cocaina operante nella cosiddetta Trentatre di Scampia (ex lotto SC3 di via Arcangelo Ghisleri) e riconducibile al clan camorristico degli Amato – Pagano. Le indagini, corroborate da attività tecnica ed articolatesi in molteplici servizi di osservazione, hanno consentito di riscontrare in pieno le dichiarazioni, accertando che il sodalizio investigato curava non solo l’approvvigionamento all’ingrosso e la conseguente vendita al dettaglio sulla piazza della Trentatre di Scampia, ma anche la cessione con consegne a domicilio o per appuntamento in strada nei quartieri cittadini di Chiaiano, Miano e Colli Aminei.
    
L’organizzazione criminale poteva contare su una rigida ripartizione dei ruoli. Al vertice si ponevano due pluripregiudicati, gravati da precedenti specifici, che svolgevano funzioni di promotori, organizzatori e finanziatori dell’intera attività. Numerosi sodali adempivano, invece, al ruolo di custodi della sostanza. Altri membri, poi, si occupavano dello stoccaggio e del confezionamento; altri ancora avevano il compito di rifornire la piazza di spaccio e coloro che erano preposti alla vendita su strada. Tre indagati rivestivano il ruolo di capi-piazza alternandosi secondo precise turnazioni orarie. I restanti, infine, fungevano da addetti alla piazza di spaccio con funzioni, anche intercambiabili, di pusher e/o pali-vedette. Nel corso dell’attività investigativa sono stati effettuati sequestri di ingenti quantitativi di eroina, cocaina, crack e kobret.
    
Le investigazioni hanno consentito di documentare un grave episodio verificatosi nell’agosto del 2022, quando i membri del clan di “Abbasc Miano”, costola del clan Lo Russo, effettuarono una stesa, esplodendo numerosi colpi d’arma da fuoco contro alcuni membri di spicco della piazza della Trentatre, ritenuti responsabili di aver invaso, con il loro giro di affari, il territorio di competenza dell’altro sodalizio.
  
Le indagini hanno, inoltre, dimostrato che una parte dei proventi della vendita dello stupefacente servisse ad assicurare il cosiddetto mantenimento delle famiglie dei detenuti del clan.
 
Il ragazzino, secondo quanto emerge da una intercettazione, in sella a un motorino guidato dal padre, avrebbe preso parte alla consegna della sostanza stupefacente ordinata via telefono. In quell’occasione i due si sono recati in una piazza della città a consegnare una dose da cinque euro. Il 47enne (che guadagna 300-350 euro a settimana) è, infatti, uno degli addetti alla piazza di spaccio in cui la droga (cocaina, kobret e poi anche crack) si vende su strada, ma anche con modalità itinerante. E il padre del ragazzino ricopre anche questo ruolo: ha un telefono “aziendale”, sul quale riceve gli ordinativi, e uno scooter, pure questo fornito in dotazione dai vertici dell’organizzazione criminale, per effettuare le consegne. La Polizia, sempre grazie alle intercettazioni, riesce a documentare il momento in cui uno dei suoi superiori (colui che è deputato a rifornire i pusher) lo licenzia “per giusta causa”: è il 9 luglio 2022 quando gli intima di consegnare le chiavi del motorino aziendale perché colpevole di avere spento il cellulare rendendo così vane le chiamate dei clienti (“la gente deve drogarsi tutti i giorni”). Alla discussione è presente anche il ragazzino, che il padre utilizza come specchietto per le allodole, cioè per eludere eventuali controlli delle forze dell’ordine. La presenza del ragazzino nella piazza di spaccio però non gode dell’approvazione del capo del 47enne che lo rimprovera: “Ma non camminare con tutta questa roba (droga) addosso… poi ti porti a tuo figlio al seguito”.