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Napoli – “In questa vicenda surreale sono estraneo e danneggiato“. Così il sindaco di Napoli Luigi de Magistris commenta l’inchiesta della Procura di Napoli sui permessi rilasciati al cantante neomelodico Tony Colombo, alla vigilia del suo matrimonio con Tina Rispoli, la vedova del boss degli Scissionisti Gaetano Marino, ucciso nell’estate del 2012 a Terracina, per un flash mob, poi trasformatosi in un vero e proprio mini-concerto, andato in scena lo scorso 25 marzo in piazza del Plebiscito.

Tra gli 8 indagati c’è anche Claudio de Magistris, fratello del primo cittadino, per concorso in abuso d’ufficio. Secondo l’accusa sarebbe stato contattato da Tony Colombo al quale avrebbe indicato due membri della segreteria del sindaco di Napoli ai quali rivolgersi per ottenere le autorizzazioni per un flash mob in piazza del Plebiscito.“Sono convinto – dichiara il sindaco – che gli indagati evidenzieranno la correttezza del loro operato a dimostrazione della trasparenza e della legalità con cui il Comune ha sempre lavorato in questi otto anni. Non parlerò più di Colombo e dintorni per non dare risalto mediatico a chi intende buttare fango anche sulla mia persona, come questa squallida storia ha già dimostrato”.

I carabinieri, che conducono l’indagine coordinata dalla Procura di Napoli, hanno sequestrato gli atti relativi ai permessi rilasciati dall’amministrazione comunale. Dalle carte – secondo quanto riportato da Mattino e Repubblica – risulterebbe però che la richiesta di disponibilità di piazza del Plebiscito era da intendersi dalle 18.30 alle 23. Quattro ore e mezza che escluderebbero di fatto un flash mob e quindi la “natura estemporanea dell’evento“. Ciò nonostante un membro della segreteria del sindaco avrebbe qualificato l’evento come flash mob nelle mail inviate alla Polizia municipale di Chiaia, competente per la piazza, procurando a Tony Colombo “un ingiusto vantaggio patrimoniale” potendo svolgere una manifestazione musicale senza le autorizzazioni imposte dalla legge. 

Oltre al fratello di de Magistris, l’inchiesta coinvolge anche due ufficiali della polizia Municipale (il capitano dell’Unità operativa di Chiaia Sabina Pagnano e Giovanni D’Ambrosio), i tre vigili urbani di pattuglia quella sera, una staffista della segreteria del sindaco e una dipendente comunale.