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I carabinieri del Nas di Napoli, su delega della Procura, hanno sequestrato il contenitore utilizzato per trasportare il cuore – poi risultato danneggiato – trapiantato al bimbo di due anni e quattro mesi che ora si trova in coma farmacologico nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale Monaldi. Sul box, un vero e proprio sistema di conservazione e trasporto organi, progettato per mantenere l’organo a temperature controllate, è prevista una perizia da parte di consulenti che verranno appositamente nominati dagli inquirenti.
 
I magistrati della VI sezione (“Lavoro e colpe professionali”, sostituto procuratore Giuseppe Tittaferrante, procuratore aggiunto Antonio Ricci) dell’ufficio inquirente coordinato dal procuratore Nicola Gratteri hanno iscritto sei sanitari nel registro degli indagati componenti delle equipe del Monaldi che si sono occupati dell’espianto del cuore a Bolzano e il gruppo dello stesso ospedale che invece ha effettuato il trapianto dell’organo sul bimbo a Napoli. A tutti viene contestato il reato di lesioni colpose.    Insieme con il contenitore, i carabinieri del Nas di Napoli (coordinati dal tenente colonnello Alessandro Cisternino) hanno acquisito tutta la documentazione inerente la vicenda che gli inquirenti stanno ora passando al setaccio.
 
Dobbiamo capire come è stato possibile non distinguere del ghiaccio freddo (secco, ndr) che ha una temperatura di -75 gradi rispetto al ghiaccio ordinario che va dai zero ai 4 gradi: il cuore è arrivato congelato, bruciato da ustioni da freddo”. Lo ha detto, a Storie Italiane della Rai, l’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia del piccolo di due anni e quattro mesi a cui, lo scorso 23 dicembre, nell’ospedale Monaldi di Napoli, è stato trapiantato un cuore espiantato a Bolzano giunto danneggiato.
Per quanto si possa dire che i tempi erano stretti – continua l’avvocato Petruzzi – e che l’impianto e l’espianto dovevano essere contestuali, a mio avviso l’organo da impiantare andava a comunque verificato prima di espiantare il cuore che consentiva comunque al piccolo di vivere la sua vita”.
Non è chiaro chi abbia materialmente confezionato il box per trasportare il cuore, – ha detto ancora Petruzzi – i reati di natura colposa sono anche di natura omissiva e non solo di natura attiva: dato che il dovere di vigilare era dell’istituto ricevente, cioè del Monaldi, chi è partito dal Monaldi per andare a espiantare e a prendere il cuore anche se materialmente non ha preparato il box doveva comunque vigilare sulla preparazione del contenitore”.
 
Abbiamo intenzione di chiedere alla direzione sanitaria dell’ospedale Monaldi un parere terzo, al Bambin Gesù, sulla condizione di trapiantabilità del piccolo”. Lo ha detto l’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia del bimbo di 2 anni e 4 mesi a cui è stato trapiantato nell’ospedale Monaldi di Napoli il 23 dicembre scorso, un cuore danneggiato.
Secondo il parere del nostro medico legale, il bimbo, presenterebbe una condizione clinica che lo renderebbe ormai inabile al trapianto”.
Nel primo pomeriggio, riferisce l’avvocato, la famiglia riceverà notizie ufficiali sulle condizioni del piccolo in seguito a un incontro con i sanitari del Monaldi. 
 
LA NOTA DEL PRESIDENTE FICO – “Voglio esprimere a nome mio e della Giunta regionale della Campania la più profonda vicinanza alla famiglia del bambino ricoverato al Monaldi. Sono ore di grande apprensione e sofferenza.
È una vicenda gravissima e dolorosissima su cui andrà fatta piena luce. 
In considerazione dell’estrema gravità del quadro che è andato emergendo, ho disposto l’attivazione dei poteri ispettivi e conoscitivi previsti in capo alla Direzione generale per la tutela della Salute della Regione Campania.
Occorre fare totale e assoluta chiarezza su ciò che è successo e accertare ogni responsabilità. Con massima trasparenza e determinazione”.