Tempo di lettura: 2 minuti

“Poche cose impressionano un lettore quanto il primo libro capace di toccargli davvero il cuore”. Nessuno meglio di Carlos Ruiz Zafón è riuscito a descrivere quel momento, quella sensazione di vita unica e inimitabile. Il modo in cui ha fotografato l’incontro tra il piccolo Daniel Sempere e il suo libro del cuore è un concentrato di empatia e immedesimazione. Chiunque, leggendo le prime pagine de “L’Ombra del Vento”, ha provato l’emozione di riconoscersi nel protagonista della storia. “L’eco delle parole che crediamo dimenticate – prosegue quel passaggio – ci accompagna per tutta la vita ed erige nella nostra memoria un palazzo nel quale prima o poi faremo ritorno”.

E’ proprio così. Consapevolmente o meno, facciamo sempre ritorno in quel palazzo. Per cercarvi una storia, un ricordo, un segno lasciato nella nostra anima. Ci rifugiamo lì per trovare conforto e cercare risposte alle domande poste dalla quotidianità, alcune delle quali sembrano non avere un senso.

Nel giorno in cui la letteratura mondiale piange Zafón, scomparso a soli 55 anni dopo aver lottato a lungo contro il cancro, quelle domande si moltiplicano. La cultura perde uno dei migliori romanzieri contemporanei. Un narratore in grado di emozionare, catturare e colpire con racconti avvolti nel morbido lenzuolo di una scrittura piacevole e lineare. Per tanti giovani proprio l’Ombra del Vento è stato il primo libro “capace di toccar loro il cuore”. Sarà per sempre quel palazzo in cui tornare, un rifugio affidabile, un porto sicuro. Un dono da custodire gelosamente.

LEGGI TUTTI GLI ARTICOLI DELLA RUBRICA “APE24”