Il primo bilancio della giunta Fico segue una linea chiara. Ed è la stessa dei governi De Luca. Fondi distribuiti su tutto il territorio. Micro-interventi, contributi mirati, tante voci sparse. Un modello che allarga la platea dei beneficiari. E, inevitabilmente, anche quella del consenso.
È negli allegati tecnici che il quadro diventa più evidente. Tra codici e capitoli compaiono finanziamenti diretti. Nomi, Comuni, iniziative già individuate. Senza passare da bandi.
Tra i casi più emblematici ci sono il contributo di 70mila euro al Comune di Palma Campania per il Carnevale palmese e quello, sempre di 70mila euro al Comune di Cicciano per il Palio del Casale. Poi il “Mese Leonardiano” di Bellizzi, legato alle celebrazioni per Leonardo da Vinci. Eventi locali. Tradizioni. Ma finanziati con capitoli dedicati.
Le cifre non sono immediatamente visibili. Non stanno accanto alle voci. Sono disperse nei capitoli di bilancio. Per ricostruirle bisogna incrociare gli allegati. Le stime, però, parlano chiaro: contributi tra i 50mila e i 100mila euro. Lo schema si ripete. Fondi alla Fondazione Gigli di Nola. Risorse per il patrimonio culturale immateriale. Progetti come “Costa Pulita”.
Tutti inseriti nello stesso meccanismo. Non solo eventi. Anche interventi locali. Un auditorium a Vallo della Lucania. Una casa museo a Orria. Il teatro a Mugnano. Il campanile a Massa Lubrense. Sempre contributi diretti. Sempre capitoli dedicati.
Il punto non è la singola iniziativa. Ma il modello. Il bilancio dice chiaramente chi prende i soldi. Molto meno quanto prende. Le cifre sono nascoste nei codici. La distribuzione, invece, è evidente. Un sistema diffuso. Capillare. Politicamente efficace. Ma che riapre il tema delle priorità. E soprattutto quello della trasparenza.



















