Tempo di lettura: 2 minutiL’hanno definito un fulmine al ciel sereno rispetto al quale non hanno alcuna intenzione di rimanere fermi e zitti. I docenti dell’Istituto Santa Caterina-Amendola oggi al termine di un’assemblea dei docenti, convocata in via straordinaria disabato e durante le vacanze natalizie hanno espresso il loro forte dissenso contro la chiusura della scuola che viene smembrata e accorpata per la sezione alberghiero al Virtuoso e per la parte tecnica al Focaccia. Dietro la manovra che di fatto significherebbe la scomparsa di una scuola dalla zona orientale di Salerno ci sarebbe la giustificazione del ridimensionamento scolastico, non riuscendo la scuola a registrare i 600 studenti previsti (492 iscritti al momento).
L’incontro che si è svolto questa mattina presso la scuola situata nella zona orientale di Salerno è servito anche a mettere nero su bianco la proposta alternativa controfirmata dall’attuale dirigente scolastico Anna Rita Carrafiello che si avvia a lasciare la scuola per la pensione. “Pur comprendendo le logiche di ottimizzazione numerica e logistica citate nell’ipotesi del provvedimento, corre l’obbligo di denunciare il grave danno patrimoniale, didattico e sociale che tale decisione potrebbe comportare- si legge nella proposta della dirigente- lo smembramento dei vari indirizzi comporterebbe una responsabilità erariale in merito ai finanziamenti europei già utilizzati; infrangerebbe la continuità dei progetti d’istituto e le reti di partenariato consolidate; disperderebbe un corpo docente e ATA che opera con un forte senso di appartenenza; priverebbe gli studenti di un modello educativo basato sulla prossimità e sulla cura della persona, tipico di una comunità di medie dimensioni.
L’I.I.S.S. “S. Caterina da Siena-Amendola” non è solo un codice meccanografico, ma un presidio di legalità e cultura fondamentale per la zona orientale della città. La scomparsa dell’istituto:
Indebolirebbe il tessuto sociale in un’area periferica che necessita di punti di riferimento stabili, ridurrebbe l’offerta formativa del quartiere, costringendo l’utenza a spostamenti che potrebbero alimentare il rischio di dispersione scolastica.
L’ottimizzazione degli spazi non può quindi tradursi nella cancellazione di un percorso di crescita decennale. Gli investimenti effettuati in termini di laboratori, dotazioni tecnologiche e infrastrutture (molti dei quali legati a fondi PNRR e PON/FESR gestiti sotto la mia direzione) rischiano una svalutazione o un utilizzo frammentario, vanificando gli sforzi profusi per rendere la scuola moderna ed efficiente. La dirigente ha chiesto dunque una revisione del provvedimento di ridimensionamento, mentre docenti e genitori hanno avviato una raccolta di firme”.