Tempo di lettura: 2 minuti

La Procura della Repubblica di Salerno ha chiesto il rinvio a giudizio per otto persone nell’ambito dell’inchiesta sul presunto voto di scambio elettorale politico-mafioso legato alle elezioni amministrative del 2019 a Capaccio Paestum. La richiesta, firmata dai pubblici ministeri Elena Guarino e Carlo Rinaldi, nasce dalle indagini condotte dalla DIA, che hanno portato alla ricostruzione di un presunto sistema finalizzato a condizionare l’esito della consultazione elettorale.

Tra gli indagati per i quali è stato chiesto il processo figura l’ex sindaco Franco Alfieri, insieme al pregiudicato capaccese Roberto Squecco e alla sua ex consorte Stefania Nobili. Coinvolti anche il vigile urbano Antonio Bernardi, l’addetto al cimitero Michele Pecora e il cosiddetto “gruppo di Baronissi”, composto da Domenico De Cesare, Vincenzo De Cesare e Antonio Cosentino. È stata invece stralciata la posizione di Angelo Genovese, attualmente detenuto nel carcere di Sulmona per altri reati: i suoi legali hanno presentato richiesta di patteggiamento in continuazione con precedenti condanne. Genovese era accusato di tentata estorsione ai danni di Domenico De Cesare.

Dopo l’operazione della DIA scattata il 27 marzo 2025, Alfieri, Squecco, Bernardi, Pecora e Cosentino risultano tuttora agli arresti domiciliari. La stessa misura cautelare è stata applicata anche a Domenico e Vincenzo De Cesare, già detenuti per altri procedimenti rispettivamente nelle carceri di Cosenza e Salerno. L’unica a rimanere a piede libero è Stefania Nobili.

L’udienza preliminare è stata fissata per il 21 gennaio presso la cittadella giudiziaria di Salerno. In quella sede il giudice dovrà decidere se accogliere la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Procura o disporre l’archiviazione delle singole posizioni. Qualora il processo venga avviato, gli imputati potranno scegliere se affrontare il rito ordinario o accedere ai riti alternativi previsti dall’ordinamento.