Chiese del Casertano da recuperare, prefettura e Università firmano protocollo

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Caserta  –  Diciotto chiese del Casertano di proprietà del Ministero degli Interni da riconoscere quali siti di interesse culturale al fine di poterle far accedere ai fondi pubblici e all’8×1000, e procedere così alla ristrutturazione e al recupero. E’ la mission del protocollo d’intesa firmato oggi alla prefettura di Caserta dal prefetto Raffaele Ruberto, promotore del progetto, dal rettore Massimo Paolisso dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, e dal Sovrintendente di Caserta e Benevento Salvatore Buonomo.

Un’intesa che mira a coinvolgere gli studenti del Dipartimento di Lettere, in particolare coloro che frequentano i corsi di Laurea di Consevazione dei Beni Culturali e Archeologia, che avranno il colpito di effettuare controlli approfonditi sulle chiese, molte con annesso convento, di proprietà del Fondo edifici di culto del Viminale (Fec). “Con questo progetto – dice il prefetto Raffaele Ruberto – diamo la possibilità agli studenti universitari di mettere in pratica sul campo le nozioni teoriche che hanno imparato; è una buona prassi salutata con favore anche dal ministero dell’Interno”. “L’obiettivo del lavoro di verifica da parte degli studenti – spiega il Sovrintendente Buonomo – è creare un patrimonio conoscitivo che ora manca e che noi utilizzeremo per classificare il bene come sito di interesse storico, meritevole quindi di essere recuperato”.

Peraltro il Ministero ha già messo a disposizione, per gli edifici che ottengano il riconoscimento di siti di interesse storico–articistico, la somma di 70 milioni di euro, che si aggiungeranno alle risorse provenienti dall’8×1000. Fondamentale sarò dunque l’opera di verifica che sarà realizzata dagli studenti sotto la supervisione di un tutor individuato dall’Università; i ragazzi dovranno acquisire tuta la documentazione a corredo dell’istanza di verifica, come la planimetria del bene, la documentazione catastale, quella fotografica, dovranno realizzare una breve relazione storica corredata dalla necessaria documentazione bibliografica e archivistica, da acquisire presso gli Archivi di Stato o Ecclesiastici o di altri Enti. La Sovrintendenza fornirà il suo supporto nella fase di acquisizione dei documenti, e poi riceverà il fascicolo del bene per valutarne l’istruttoria e riconoscerlo quale sito di interesse storico. “Questo protocollo – sottolinea il rettore Massimo Paolisso – è un esempio virtuoso che concretizza la cosiddetta “alternanza scuola-lavoro”, un meccanismo utilissimo che permette ai ragazzi di entrare in azienda ma di cui anche in questo periodo molti parlano senza saperne nulla”. “Peraltro è anche un progetto a costo zero” evidenzia il prefetto.

Il protocollo avrà durata di tre anni; le fasi operative entreranno nel vivo da settembre. Sono dislocati su tutto il territorio gli edifici di culto coinvolti nel progetto; cinque sono ad Aversa (Sant’Antonio da Padova o al Seggio, San Biagio, San Domenico, San Girolamo e Santa Maria delle Grazie), tre a Caserta (San Pietro ad Montes, Santa Lucia, San Francesco dei Cappuccini di Puccianiello), tre a Piedimonte Matese (San Benedetto di Valllata, San Francesco e San Salvatore), quindi a Caiazzo (Chiese di Santa Maria delle Grazie), Pignataro Maggiore (Santa Croce), Prata Sannita (San Francesco d’Assisi), San Felice a Cancello (San Giovanni Evangelista), Sessa Aurunca (Chiesa dei Cappuccini), Teano (Sant’Antonio da Padova) e Tora e Piccilli (Sant’Antonio Abate).  


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