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I cantieri erano fermi, o attivi solo in parte, ma nel frattempo la truffa era in corso, una truffa milionaria nell’ambito dei bonus edilizi che ha coinvolto 9 condomini, 8 a Imola e uno a Castel San Pietro. A far emergere tutto sono stati i militari della Guardia di finanza di Bologna, che hanno scoperto come una società incaricata di svolgere lavori di messa in sicurezza sismica o di riqualificazione energetica agevolati dalle norme, con il cosiddetto Superbonus 110%, per un totale di 21 milioni di euro, grazie alla compiacenza di alcuni professionisti, ha fittiziamente eseguito i lavori, creando falsi crediti fiscali per circa 9 milioni di euro.

L’indagine, coordinata dal pm Augusto Borghini e poi dalla collega Manuela Cavallo, è scaturita, ha spiegato il comandante provinciale della Guardia di Finanza di Bologna, Giovanni Parascandolo, da una serie di controlli della compagnia di Imola per contrastare il lavoro ‘nero’, alla fine dello scorso anno, e ha portato al sequestro preventivo di 9 milioni di euro tra crediti non ancora utilizzati in compensazione, quote sociali, conti correnti e 46 appartamenti tra Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte e Campania.

In tutto sono sei le persone denunciate, con l’accusa di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, e tra questi due professionisti anche per false informazioni in asseverazioni del tecnico abilitato. Tra i denunciati ci sono due responsabili della società appaltatrice, con sede legale in Lombardia, due geometri e altri tecnici terzi che però hanno fatto parte della truffa. Dopo il primo controllo nei cantieri, grazie all’ausilio dell’ufficio tecnico del Nuovo Circondario Imolese, sono state effettuate diverse ispezioni e rilevamenti per constatare l’effettiva realizzazione degli interventi, riscontrando lavori mai realizzati o realizzati in epoca successiva al rilascio delle autorizzazioni necessarie per beneficiare dello sconto in fattura, evitando così l’applicazione di aliquote meno favorevoli rispetto al Superbonus 110%.

I militari hanno scoperto così la falsità dei documenti, avvalorata dalla presenza di firme apocrife, ricostruendo il flusso finanziario e creditizio messo in piedi: è emerso infatti che la società appaltatrice, dopo aver generato e formalmente ricevuto dai condomini i crediti derivanti da lavori, ha provveduto a monetizzarli cedendoli a sua volta a terzi. Nei 9 condomini dell’imolese, vittime della truffa, vivono circa 180 persone.