Riceviamo e pubblichiamo la nota stampa a firma della Uiltrasporti Campania.
Una tragedia sfiorata quella che ha coinvolto un lavoratore del cantiere di igiene urbana del Comune di San Marcellino, dipendente della Ecoce Srl, colpito da infarto nei giorni scorsi. Solo il caso, e non la prevenzione, ha evitato l’ennesimo dramma sul lavoro.
Denunciamo con forza una situazione ormai intollerabile all’interno dell’azienda, dove da tempo vengono ignorate le più elementari norme di tutela della salute e della sicurezza.
Il lavoratore, pur non essendo in servizio al momento dell’evento, era stato sottoposto di recente a visita medica aziendale, senza che fosse effettuato l’elettrocardiogramma (ECG), un esame basilare, previsto dalle norme di sorveglianza sanitaria, soprattutto per mansioni ad alto sforzo fisico e rischio cardiovascolare.
Una negligenza inaccettabile, che evidenzia una mancanza di reale attenzione alla prevenzione da parte della direzione e del medico competente.
Ma l’assenza di un adeguato controllo sanitario è solo uno dei tasselli di una situazione lavorativa al limite della sostenibilità umana.
Infatti, il lavoratore, veniva sistematicamente impiegato da solo, in attività lavorative che dovrebbero essere svolte in coppia, senza le necessarie garanzie di sicurezza previste per chi opera in contesti operativi potenzialmente rischiosi.
Un’organizzazione del lavoro che, nei fatti, viola i principi fondamentali del D.Lgs. 81/2008 e che avrebbe dovuto portare da tempo alla sospensione delle attività in modalità singola.
A questo si aggiunge un carico di lavoro sproporzionato, aggravato da ordini di servizio e disposizioni di straordinario obbligatorio, spesso comunicati con modalità vessatorie e privi di ogni concertazione sindacale.
Una pressione continua, fisica e psicologica, che ha generato un evidente stress lavoro-correlato, più volte denunciato dalla UILTRASPORTI senza che la direzione aziendale adottasse alcuna misura correttiva.
Tre semplici azioni avrebbero potuto evitare questa tragedia sfiorata:
la sospensione del lavoro in singolo, per garantire sicurezza operativa;
l’effettuazione dell’ECG durante la visita medica, come previsto dalla normativa;
e la sospensione del ricorso sistematico allo straordinario obbligatorio, che ha portato i lavoratori a livelli di stress inaccettabili.
Il mancato rispetto di queste tre misure è la prova evidente di una gestione aziendale irresponsabile e potenzialmente pericolosa.
Consideriamo quanto accaduto un campanello d’allarme gravissimo, per queste ragioni abbiamo chiesto all’azienda la sospensione immediata delle attività svolte in modalità singola, la cessazione dell’utilizzo improprio dei lavoratori di livello J in mansioni superiori, la revoca immediata dello straordinario obbligatorio.
Non si può continuare a considerare la sicurezza come un costo o un intralcio produttivo. Parliamo di vite umane, di padri e madri di famiglia che lavorano ogni giorno in condizioni di rischio crescente.
Il caso del lavoratore di San Marcellino non è un episodio isolato, ma la conseguenza diretta di un modello organizzativo sbagliato e pericoloso.
La sicurezza non è una gentile concessione è un diritto costituzionale. E se l’azienda non è in grado di garantirlo, dovranno intervenire le autorità e la magistratura. Questa volta si è sfiorata una tragedia la prossima potrebbe essere irreparabile.



















