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Un impianto per lo smaltimento di rifiuti e fanghi è stato sequestrato a Sparanise, nel Casertano, dai Carabinieri del Nucleo Forestale nell’ambito di un’indagine della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, per il reato di inquinamento ambientale e smaltimento illecito di refluI. Il sequestro, emesso d’urgenza, è stato poi convalidato dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Secondo l’ufficio inquirente guidato dal procuratore Pierpaolo Bruni, lo stabilimento, con sede sulla strada statale Appia nella zona industriale (Asi), avrebbe inquinato il Rio Lanzi, un corso d’acqua che attraversa Sparanise. Una situazione talmente compromessa che erano stati gli stessi cittadini ad effettuare continue segnalazioni sul cattivo odore e i miasmi provenienti dal corso d’acqua dal 2023 alla metà del 2024, quando i carabinieri del Nucleo Forestale di Calvi Risorta hanno iniziato a fare sopralluoghi andando al Rio Lanzi, e scoprendo le acque scure e maleodoranti. Procura e Carabinieri hanno quindi mappato la vasta rete di collegamento fognario dell’Asi che confuisce nel Rio Lanzi, hanno quindi individuato i tratti fognari usati da ciascuna impresa e sono risaliti, attraverso una serie di campionamenti, ai tratti utilizzati dai fanghi inquinanti; è stata così individuata l’azienda che scaricava illecitamente nel Rio Lanzi, da cui era distante 800 metri in linea d’aria. I carabinieri hanno quindi effettuato prelievi sugli scarichi e i pozzetti dell’impianto di fanghi, confrontandoli grazie al personale Arpac con i campioni prelevati dalle acque del Rio Lanzi: è così emersa la piena compatibilità tra i due campioni prelevati, che ha confermato l’ipotesi della Procura sulla responsabilità dell’impianto di trattamento rifiuti per l’inquinamento del Rio Lanzi, che ha riguardato oltre due chilometri di corso d’acqua. Sono emerse concentrazioni oltre la norma di azoto nitroso, ammoniaca, alluminio, fosforo, ferro. L’azienda, è inoltre emerso, avrebbe smaltito in modo non regolare tonnellate di rifiuti di cui però non c’è alcuna traccia nei registri. (ANSA)