La sanità nel Sannio è diventata l’elettrocardiogramma più letto del momento. Tutti lo guardano. Tutti lo interpretano. Tutti assicurano che il tracciato tornerà perfetto il giorno dopo le elezioni. È incredibile. Un colpo di matita sulla scheda e via: liste d’attesa azzerate, reparti rinati, personale moltiplicato come per magia. La soluzione? Ce l’hanno tutti. Nella tasca, nella cartellina, nel taschino del cuore. Basta scegliere il colore….del santino.
Il centrodestra attacca con decisione: Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia e anche la lista Cirielli Presidente ripetono che il sistema è un paziente abbandonato su un lettino. Dicono che il centrosinistra ha lasciato il Sannio in sala d’attesa per dieci anni. Che non c’è personale. Che i reparti arrancano. Che il pronto soccorso è diventato una maratona. E aggiungono, con un tono rassicurante: “Ma tranquilli, domani mattina lo rianimiamo”. Una rianimazione elettorale, senza anestesia.
Dall’altra parte, il centrosinistra risponde a cuore aperto: PD, M5S, Noi di Centro, AVS e l’intera coalizione che sostiene Roberto Fico assicurano che il problema è un altro. Mancano fondi. Mancano strumenti. Mancano investimenti nelle aree interne. E aggiungono che solo loro possono invertire la rotta. Loro, con un bisturi di riforme. Loro, con un piano di “sanità di prossimità” che ti raggiunge quasi sul pianerottolo. Loro, che però governano da dieci anni. Ma questa volta, giurano, il tracciato tornerà regolare. Basta aspettare martedi.
E poi c’è un dettaglio brillante: più li ascolti, più capisci che hanno tutti la stessa radiografia. La stessa diagnosi. Le stesse parole: liste d’attesa infinite, personale allo stremo, reparti che arrancano. Eppure ognuno ha la sua terapia. È una sala operatoria piena di chirurghi che non hanno mai visto il paziente, ma sono pronti a operarlo lo stesso.
I partiti parlano, promettono, rassicurano. Le liste minori amplificano, specificano, rilanciano. Il Sannio sembra diventato un reparto sperimentale: ognuno porta la sua medicina miracolosa.
Il bello è che, ascoltandoli uno per uno, sembra di entrare in un reparto dove ogni politico ti guarda e dice: “Tranquillo, ci penso io.” Il problema? Sono in venti a voler mettere mano alla stessa flebo. E nessuno si chiede perchè l’hanno lasciata vuota fino ad oggi.
Eppure l’aria è quella: serena. Fiduciosa. Beata. Perché comunque vada, abbiamo già vinto. Se diventerà presidente Roberto Fico e verrà riconfermato il centrosinistra che governa da dieci anni, la sanità sarà risolta. Se vincerà Edmondo Cirielli e tornerà il centrodestra, sarà risolta lo stesso.
Una guarigione universale. Bipartisan. Trasversale. Immediata. Il cuore del Sannio può tornare a battere sereno. Basta aspettare martedi. E soprattutto credere fortissimo nel potere terapeutico della cabina elettorale.




















