La Cisl Irpinia Sannio ha chiamato a raccolta i candidati irpini alla Regione Campania per dettare l’agenda delle priorità, invitando al confronto i capolista di tutte le compagini in corso.
Hanno risposto presente Maurizio Petracca ( Pd), Livio Petitto ( Forza Italia), Sabino Morano ( Lega), Tiziana GuidI ( M5S), Oreste La Stella ( Democrazia Cristiana)
Il Segretario Fernando Vecchione ha illustrato le priorità che il sindacato chiede ai candidati alle prossime elezioni regionali, richiamando l’attenzione sui temi cruciali per il futuro delle aree interne.
«Chiediamo ai candidati di affrontare seriamente i temi fondamentali per le aree interne: sanità, trasporti, infrastrutture, logistica, ma soprattutto la necessità di un vero piano di sviluppo industriale. Finora nessuno dei due candidati alla presidenza della Regione Campania, né Fico né Cirielli, hanno affrontato con chiarezza questo nodo. Le nostre aree interne sono territori delicati, che hanno bisogno di una visione strategica, di politiche giovanili efficaci e di interventi contro un tasso di disoccupazione ancora troppo alto, in particolare quella femminile.
C’è poi un aspetto che nessuno ha avuto il coraggio di toccare: la Camera di Commercio Irpinia-Sannio. Nata nel luglio del 2021, è commissariata da quattro anni eppure nessuno ne parla. I ministri che arrivano da Roma spesso ripetono slogan imparati a memoria, senza conoscere davvero la realtà locale. E sappiamo bene che, passate le elezioni del 24 novembre, sarà difficilissimo incontrarli di nuovo.
Un’agenda di futuro, costruita con ascolto, responsabilità e partecipazione.
Governance partecipata, valorizzazione delle potenzialità territoriali, centralità del lavoro come fondamento di una società imparziale, inclusiva e sostenibile. Su questi pilastri si fonda il documento che la CISL Campania sottopone ai candidati e alle forze politiche per le prossime elezioni regionali: un contributo costruttivo in cui si offrono valutazioni e proposte che pren- dono il via da un osservatorio privilegiato, qual è quello del mondo del lavoro che ogni giorno intercetta bisogni, criticità e opportunità. Con questo documento, usando la via partecipativa e del confronto come metodo e modello di azione sociale e di rappresentanza, indichiamo alla classe politica e alle forze sociali un contributo, per condividere i problemi e un criterio di lavoro per trovare le più ampie convergenze sulle soluzioni, tenendo sempre ben presente i temi della legalità, della sicurezza e i valori del lavoro.
La Campania ha davanti a sé un’occasione storica: diventare un polo strategico per lo sviluppo nazionale, una “capitale del Sud” capace di generare crescita per i giovani, attrarre investi- menti e rafforzare la coesione sociale. È un modello che la CISL ha sempre sostenuto, basato su responsabilità, partecipazione e concretezza.
Le sfide da affrontare
La nostra regione è chiamata a rispondere ad alcune emergenze strutturali:
• Spopolamento delle aree interne, che impoverisce territori e comunità.
• Invecchiamento della popolazione: è un problema che mette sotto pressione il sistema so- cio-assistenziale unitamente al fatto che, pur essendo la regione più giovane d’Italia, secondo i dati Istat, è al contempo la regione con la più bassa aspettativa di vita alla nascita.
• Attenzione alle persone in condizione di fragilità, per evitare che si trasformino in emargina- zione sociale.
• Emigrazione giovanile, che priva la Campania di capitale umano qualificato.Queste sfide richiedono un progetto di riscatto collettivo, fondato sul coinvolgimento delle forze vive della società campana e sulla centralità degli interessi dei cittadini.
Con questo documento non intendiamo promuovere appartenenze politiche, ma favorire un dibattito maturo, un confronto immediato e aperto: il futuro della Campania si costruisce insie- me, attraverso il dialogo sociale e la partecipazione.
La Campania vive una allarmante crisi demografica, specialmente nelle aree interne.
Sul fronte occupazionale la situazione presenta fortissime criticità legate a un difetto di visione strategica, a una mancanza di investimenti nei settori più avanzati e innovativi, a limiti e ritardi di matrice storica, che condannano la regione a una mancanza di prospettive a medio-lungo termine. Le misure di integrazione tra lavoro e tessuto sociale in favore di una più efficace ricer- ca dell’occupazione ed anche di contrasto alla povertà possono trarre beneficio da un rilancio
del partenariato tra Regione e parti sociali.
Temi prioritari
1 Politiche sanitarie, socio sanitarie, socio assistenziali
2 Fiscalità locale e nuove povertà
3 Politiche attive e formazione, donne e giovani
4 Trasporti pubblici locali
5 Infrastrutture e sicurezza
6 Energia, difesa e cura del territorio
7 Aree interne (inverno demografico, carenza di servizi, scarse opportunità economiche)
8 Cultura, turismo e commercio
9 Politiche industriali, desertificazione, transizione e digitalizzazione
10 Politiche abitative, piano casa
POLITICHE SANITARIE, SOCIO SANITARIE, SOCIO ASSISTENZIALI: RICOSTRUIRE FIDUCIA E DIRITTI
La sanità campana è sotto pressione: carenza di professionisti della salute, posti letto insufficienti, reparti chiusi e liste d’attesa interminabili. La spesa sanitaria è tra le più basse d’Italia, e la fram- mentazione della governance aggrava il problema. I reparti previsti dal Piano Ospedaliero regio- nale non sono stati attivati, i posti letto programmati restano sulla carta e la carenza cronica di personale, determinata dai vincoli sulla capacità assunzionale, ha paralizzato molte strutture. Il sistema della riabilitazione sociosanitaria è sbilanciato verso il privato con le tariffe pagate dalla Regione ferme da anni. Questo provoca un dumping contrattuale e penalizza coloro che svolgono attività lavorativa in questo settore, nel quale si verifica spesso una coesistenza tra lavoratori con medesime mansioni, ma trattamenti normativi e retributivi molto differenti, anche in considerazio- ne del fatto che il sistema delle norme di accreditamento per la sanità privata non sono aggiornate da circa 30 anni. Secondo la DGRC (deliberazione giunta Regione Campania) n. 407 del 31/07/2024, relativa alla definizione dei limiti prestazionali e di spesa per gli anni 2024–2025, si registra una con- centrazione territoriale eccessiva, la provincia di Napoli concentra oltre la metà dell’intero sistema riabilitativo privato campano.4
FISCALITÀ LOCALE E NUOVE POVERTÀ
In Campania, la povertà è alimentata da lavoro precario e sommerso, dall’evasione fiscale (con un’incidenza al di sopra della media nazionale della cosiddetta “economia non osservata”). Secondo gli ultimi dati emersi dal Ministero dell’Economia e delle Finanze ogni 100 euro di tas- se dovute in Campania se ne evadono 17,2 %, per un totale annuo di 8,56 miliardi di mancato gettito e i costi di vita sono sempre più alti. Le aree interne soffrono per la crisi industriale e la mancanza di credito, con interi territori privi di banche e servizi digitali. Le famiglie a basso red- dito restano escluse, mentre le imprese faticano a investire.
La fiscalità locale, invece di sostenere lo sviluppo, spesso lo ostacola: aliquote elevate, servizi pubblici carenti e bilanci comunali in dissesto. Molti comuni della regione sono in dissesto finan- ziario, con effetti devastanti su tariffe, assunzioni e qualità della vita. Serve un cambio di rotta.
Le Proposte
• Riformare i tributi regionali, alleggerendo la pressione su famiglie e imprese virtuose.
• Creare un fondo pubblico per aiutare i comuni in difficoltà, senza penalizzare i cittadini.
• Rafforzare il contrasto all’evasione, con controlli mirati e strumenti digitali.
• Istituire sportelli unici per semplificare il rapporto tra contribuente e pubblica amministrazione.Per le fasce più fragili
• Un reddito regionale di inclusione legato alla formazione e al lavoro.
• Un bonus contro la povertà energetica, con incentivi per consumi sostenibili.
• Microcredito solidale per chi non ha accesso al sistema bancario.Infine, per rilanciare le imprese
• Riduzioni fiscali per chi assume e investe in sicurezza e innovazione.
• Sostegno alle cooperative che reintegrano lavoratori in difficoltà.
• Estensione delle agevolazioni alle aree rurali, con investimenti in servizi e comunità.
POLITICHE ATTIVE, FORMAZIONE, DONNE E GIOVANI: LAVORO DIGNITOSO, FUTURO INCLUSIVO
La Campania affronta gravi criticità occupazionali, con alti livelli di disoccupazione giovanile e femminile, precarietà diffusa e scarsa integrazione tra scuola, università e mondo del lavoro. I lavoratori in somministrazione e Lsu attendono da anni percorsi di stabilizzazione, mentre le donne faticano a rientrare nel mercato dopo la maternità e i giovani lasciano la regione per mancanza di opportunità.
Serve una strategia regionale che metta al centro il lavoro dignitoso, la formazione continua e la conciliazione vita-lavoro.
Le Proposte
• Agenzia regionale per l’impiego, con servizi digitali, orientamento e profilazione basata su competenze.
• Programmi di reimpiego di lavoratori in crisi, con formazione breve e incentivi alle assunzioni.
• Sistema di allerta per le crisi aziendali, con misure di sostegno e riconversione produttiva.Per la formazione
• Potenziare ITS (istituti tecnologici superiori) e apprendistato duale, con corsi su digitale, green economy e tirocini retribuiti.
• Formazione obbligatoria per le imprese, con monitoraggio digitale e certificazioni riconosciute.
• Percorsi per donne e giovani borse di studio STEM (science, technology, engineering and ma-thematics) e incentivi al lavoro agile.
Per il welfare
• Contrattazioneaziendaledisecondolivello,conmisureconcreteperlaconciliazionevita-lavoro.
• Voucher di cura regionali, per l’assistenza a familiari e la formazione di caregiver.
• Attivazione di servizi 0-6, nidi e/o scuola dell’obbligo a tempo pieno
• Microcredito per imprenditoria femminile, con tutoraggio e sostegno nei primi anni di attività.
TRASPORTI PUBBLICI LOCALI
La mobilità in Campania soffre di gravi squilibri territoriali. Mentre alcune zone, come la pro- vincia di Caserta, beneficiano dell’alta velocità ferroviaria, le aree interne restano isolate, con strade obsolete e trasporti su gomma insufficienti. Nelle zone rurali, i cittadini sono spesso co- stretti all’uso dell’auto privata per mancanza di mezzi, corse regolari e integrazione tariffaria. Le stazioni minori sono abbandonate, e manca una piattaforma digitale che consenta di pianifi- care i viaggi in modo semplice e in tempo reale.
Il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile di Napoli prevede investimenti importanti, ma ser- ve un cambio culturale: bisogna incentivare l’intermodalità, ridurre l’uso dell’auto e coordinare meglio i servizi urbani e suburbani. Anche i porti e gli aeroporti devono essere potenziati, con connessioni ferroviarie e nuove infrastrutture per il trasporto merci e passeggeri.
Le Proposte
• Un piano regionale della mobilità che integri treni, bus, traghetti e ciclovie, con navette per col- legare le stazioni ai centri abitati.
• Rilancio degli aeroporti e dei porti, lo scalo di Grazzanise non solo commerciale e un sistema marittimo che colleghi la costa alle isole.
• Transizione ecologica dei mezzi, con autobus elettrici, piste ciclabili sicure e incentivi alla micro mobilità.
• Biglietto unico regionale, valido su tutti i mezzi, con sconti per studenti, anziani e pendolari, portatori di handicap e loro accompagnatori.
• App regionale e portale informativo, per orari, ritardi e geo localizzazione dei mezzi, con open data per sviluppare servizi digitali.
• Accessibilitàuniversale,conpedane,mappetattili,annuncivocaliepersonaleformatoall’ac- coglienza.Un sistema di trasporto moderno, inclusivo e sostenibile è la chiave per collegare territori, ridur- re le disuguaglianze e migliorare la qualità della vita.
INFRASTRUTTURE:
LA SPINA DORSALE DELLO SVILUPPO CAMPANO
La Campania ha un enorme potenziale infrastrutturale, ma oggi è frenata da reti incomplete, opere ferme e una gestione frammentata. La provincia di Caserta, ad esempio, dispone di un aeroporto inutilizzato che potrebbe servire ad altro, oltre al trasporto merci, e di collegamenti ferroviari strategici, ma molte tratte sono obsolete e le aree interne restano isolate. La Cam- pania dispone di ben 5 masterplan territoriali, di cui 3 nel salernitano. Questi prevedono inve- stimenti importanti, ma, senza una regia unica e un piano coordinato, il rischio è disperdere risorse e opportunità.
L’industria delle costruzioni può essere un motore di occupazione e crescita, ma servono tra- sparenza, legalità e monitoraggio costante. La proposta di un Osservatorio Cantieri va in que- sta direzione, per evitare infiltrazioni criminali e garantire il rispetto dei contratti.
ENERGIA, DIFESA E CURA DEL TERRITORIO:
UNA CAMPANIA SOSTENIBILE E RESILIENTE
In materia di energia rinnovabile la regione manca di una strategia integrata. Le comunità ener- getiche, l’agrivoltaico e la valorizzazione degli scarti agricoli potrebbero trasformare intere aree, come la Piana del Sele e il distretto industriale di Fisciano, in poli di innovazione e sostenibilità. Tuttavia, il territorio resta fragile: frane, alluvioni, incendi e depuratori fuori norma mettono a rischio ambiente e salute.
Serve una visione sistemica per coniugare transizione ecologica, difesa del suolo e partecipa- zione civica.
AREE INTERNE: FERMARE LO SPOPOLAMENTO,
RIACCENDERE LE OPPORTUNITÀ
Molti territori interni, come l’Irpinia e il Sannio, e ben il 35% dei comuni del salernitano, soffrono l’assen- za di infrastrutture moderne e del peso di procedure burocratiche lente. Proprio questi territori sono afflitti da un inverno demografico senza precedenti. L’export 2024 di Avellino, 1,73 miliardi di euro e Benevento con 430 milioni (dati Osservatorio Economico di Unimpresa Irpinia Sannio) dimostra che filiere come l’automotive e l’agroalimentare sono vitali, ma la logistica inefficiente frena lo sviluppo. La mancanza di sportelli unici e servizi a misura di impresa alimenta l’emorragia di giovani e aziende.
La disoccupazione giovanile è altissima, le imprese arrancano tra burocrazia e credito costoso, e il turismo resta marginale nonostante un patrimonio naturale e culturale straordinario. Serve un piano integrato per rilanciare queste aree, con interventi su economia, servizi, mobilità e cultura.
CULTURA, TURISMO E COMMERCIO:
VALORIZZARE L’IDENTITÀ, SOSTENERE LE COMUNITÀ
La Campania è una terra di cultura profonda e creatività diffusa, ma il settore culturale soffre di precarietà, mancanza di investimenti stabili e contratti atipici. I lavoratori dello spettacolo e dell’editoria vivono in condizioni instabili, mentre le librerie, le edicole e le testate locali chiudo- no sotto la pressione della digitalizzazione e dei tagli. Il cinema campano ha dimostrato il suo potenziale, ma servono fondi e infrastrutture per farne un vero motore di sviluppo. Città come Napoli e Salerno, con il loro patrimonio storico e artistico, possono diventare laboratori di inno- vazione culturale, mentre le province di Caserta, Benevento e Avellino offrono un patrimonio diffuso di borghi, parchi, siti archeologici e tradizioni locali che meritano piena valorizzazione.
Napoli sta vivendo una stagione straordinaria di rilancio grazie a eventi globali come l’America’s Cup 2027, la Louis Vuitton Cup e la nomina a Capitale Europea dello Sport. Questi appunta- menti rappresentano un’opportunità storica per lo sviluppo economico, sociale e urbano della Campania. Chiediamo che questa trasformazione sia equa, inclusiva e sostenibile, con benefici concreti per i lavoratori e le comunità locali. L’impatto economico e sociale degli eventi sopra citati sulla città, da uno studio presentato dal Ministero del Turismo e dalla LUISS, stima 11.000 nuovi posti di lavoro, di cui 1.000–2.000 permanenti nei settori del turismo, nautica e servizi. Le opportunità occupazionali riguarderanno anche l’indotto: ristorazione, accoglienza, trasporti, eventi e comunicazione. L’evento genererà un impatto diretto di 690 milioni di euro, che potreb- be salire fino a 1,2 miliardi considerando l’indotto e gli effetti reputazionali. Circa il 70% della spesa organizzativa (stimata in 100 milioni di euro) sarà investita localmente.9.
POLITICHE INDUSTRIALI, TRANSIZIONE
E DIGITALIZZAZIONE: RILANCIARE L’IMPRESA, SOSTENERE L’INNOVAZIONE
La Campania rappresenta storicamente uno dei principali poli produttivi del Mezzogiorno, con com- parti industriali di rilievo nazionale e internazionale. Tuttavia, negli ultimi anni, il tessuto industriale regionale è stato progressivamente indebolito da una serie di fattori strutturali e congiunturali che ne minano la tenuta. Il fenomeno della desertificazione industriale si manifesta con crescente evi- denza: aziende che chiudono, stabilimenti che delocalizzano, investimenti che si spostano altrove. Questo processo non solo compromette la capacità produttiva del territorio, ma genera effetti a ca- tena sull’occupazione, sulle filiere locali e sulla coesione sociale. Le vertenze aziendali si moltiplicano, coinvolgendo migliaia di lavoratori e interi distretti. In parallelo, si assiste a una riduzione dell’offerta creditizia, con la chiusura di sportelli bancari e una crescente difficoltà di accesso alla finanza da par- te delle piccole e medie imprese. A ciò si aggiungono ritardi significativi nella transizione digitale, che rischiano di accentuare il divario competitivo tra le imprese campane e quelle di altre aree del Paese. L’analisi delle vertenze regionali legate al comparto metalmeccanico registra oltre 2.500 lavoratori coinvolti in 13 crisi aziendali, (nelle quali la Fim CISL è presente) concentrate in settori strategici come automotive, aerospazio e logistica. La Regione Campania si trova oggi di fronte a una sfida cruciale: sostenere e rilanciare i comparti produttivi che stanno attraversando una fase di crisi profonda. Le difficoltà che colpiscono anche il manifatturiero, il chimico, il tessile e il settore idrico non sono isolate, ma interconnesse, e coinvolgono migliaia di lavoratori, interi territori e filiere strategiche per l’econo- mia regionale. In particolare nel manifatturiero sono comprese la quasi totalità delle aziende che operano per la filiera dell’automotive con il coinvolgimento di oltre 5000 lavoratori, senza considerare l’indotto (Osservatorio FIM CISL Campania). Quelle del tessile, invece, sono concentrate nella provin- cia nord di Napoli, senza dimenticare il distretto della concia di Solofra, Avellino, e le realtà presenti nel Salernitano. Le incertezze dei mercati dovute alle guerre in corso, la concorrenza dei mercati asiatici, l’aumento del costo delle materie prime, hanno generato una crisi senza precedenti. Nel settore idri- co, e lo si è constatato questa estate soprattutto in provincia di Avellino, incide negativamente una forte frammentazione della gestione, nonostante la prima legge in merito al riordino della materia ri- salga al 1994 (legge Galli). Infine il comparto chimico risente, oltre che della concorrenza asiatica, della politica dei dazi statunitensi che potrebbe danneggiare soprattutto le ditte farmaceutiche.
Nelle aree interne la desertificazione bancaria è drammatica: circa 792 000 persone vivono in co- muni privi di filiali, mentre 794 000 hanno accesso ad un’unica filiale. Solo il 35 % della popolazione usa l’internet banking e la copertura in fibra rimane al 34,58 %, accentuando il divario digitale (dati FIRST CISL nazionale). In questo contesto, diventa urgente e non più rinviabile un impegno condiviso per preservare il patrimonio industriale esistente, sostenere le imprese che investono nel territorio e promuovere condizioni favorevoli allo sviluppo. La Campania ha le competenze, le risorse e la voca- zione per tornare a essere protagonista di una nuova stagione industriale: ciò che serve è una visione strategica, una governance efficace e una volontà politica coerente. Serve una politica industriale regionale forte, inclusiva e orientata alla transizione ecologica e digitale.
POLITICHE ABITATIVE E PIANO CASA
La situazione abitativa in Campania è estremamente complessa e presenta una serie di criti- cità che si intrecciano tra loro, generando disagio sociale e disuguaglianze. Nonostante il patri- monio abitativo sia vasto — oltre tre milioni di abitazioni — circa 30.000 alloggi secondo dati Sicet risultano sfitti o invenduti, mentre molte periferie e centri urbani versano in condizioni di degrado rendendo necessario l’ampliamento delle politiche abitative anche all’hinterland napoletano che soffre della presenza di una rete di servizi e trasporti inefficiente. A questo si aggiunge l’abbandono di immobili pubblici e la presenza di numerosi siti industriali dismessi, che potrebbero invece rappresentare un’opportunità di rigenerazione urbana.
Il mercato degli affitti è diventato insostenibile per ampie fasce della popolazione: famiglie, studenti e migranti spesso si trovano costretti a vivere in condizioni indecorose e insalubri. A peggiorare il quadro, circa il 40% dei contratti di locazione non è registrato o è stipulato “in gri- gio”, alimentando un’evasione fiscale diffusa e una cultura dell’illegalità. Gli sfratti sono in cre- scita: oltre 20.000 provvedimenti, quasi tutti per morosità, con più di 8.000 richieste di rilascio.
Anche il patrimonio di Edilizia Residenziale Pubblica (ERP) mostra segni di forte sofferenza. Le 140.000 unità abitative esistenti — in parte gestite da ACER e in parte dai Comuni — sono in larga misura vetuste, molte mai collaudate, e alcune realizzate con prefabbricati pesanti che oggi necessitano di sostituzione. La mancanza di controlli e il continuo rimpallo di responsabi- lità tra enti e amministrazioni locali hanno prodotto ritardi, accumulo di pratiche (circa 30.000 tra volture e sanatorie), morosità e abusivismo.
Per affrontare questa emergenza, è necessario un cambio di passo. Serve una programmazio- ne integrata che metta al centro i territori, puntando sulla riqualificazione urbanistica e su una nuova edilizia che sappia coniugare servizi, residenze popolari, sociali e di libero mercato, sen- za consumare ulteriore suolo. Il cosiddetto “modello Caivano” — che prevede interventi mirati e inclusivi — potrebbe essere un riferimento utile.




















