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Inizierà il 7 gennaio 2026 il processo d’appello al cosiddetto “Super Clan”, come definito nell’inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. Una vicenda giudiziaria imponente, complessa, che in primo grado aveva portato – con il rito abbreviato – a condanne per complessivi 250 anni di reclusione.

Al centro delle contestazioni, un sistema capillare di traffico di droga e, soprattutto, di introduzione illegale di telefoni cellulari nelle carceri italiane, da Nord a Sud: Sicilia, Calabria, Puglia, Campania, fino al Piemonte. Ben 19 istituti di pena sarebbero stati raggiunti dai rifornimenti dall’esterno, realizzati attraverso un metodo tanto sofisticato quanto pericoloso: l’utilizzo di droni in grado di eludere le difese aeree dei penitenziari.

Il cuore del sistema: droni pilotati per rifornire i clan

Secondo gli inquirenti, il ruolo di primo piano sarebbe stato ricoperto da Vincenzo Scognamiglio, figura centrale dell’indagine, affiancato da Giorgio Ciriello, considerato l’esperto pilota dei droni. Ciriello avrebbe tracciato rotte e traiettorie studiate in modo tale da evitare le barriere elettroniche e visive dei penitenziari. Determinante anche il contributo di Antonio Castiello, incensurato dell’Avellinese, titolare della ditta che avrebbe fornito gli apparecchi utilizzati per i voli clandestini. Il “service” di rifornimento aveva un listino prezzi preciso: 1.000 euro per consegnare uno smartphone; 250 euro per un telefonino abilitato alle sole chiamate vocali; 7.000 euro per mezzo chilo di droga. Gli approvvigionamenti, secondo la DDA, permettevano ai clan di continuare a impartire ordini dal carcere, in particolare dalla casa circondariale di Secondigliano.

L’inchiesta e le misure cautelari

La svolta arrivò nel marzo 2023 quando, accogliendo la richiesta della DDA, il gip dispose 21 arresti eseguiti il 19 marzo 2023. Tra i coinvolti diversi giovani ras della camorra napoletana: Ciro Contini, detto ’o nirone, dell’Arenaccia, nipote dello storico capo clan Edoardo Contini; Matteo Balzano; Giovanni Baratto; Cristian Esposito, insieme alla madre Maria Nappi, moglie del ras Massimiliano Esposito, detto ’o scognato.

L’impianto accusatorio è stato costruito attraverso intercettazioni telefoniche, ambientali e dichiarazioni di collaboratori di giustizia, incrociate con gli accertamenti tecnici eseguiti nel corso dell’indagine.

Le complicità interne e il coinvolgimento dei clan

Un ulteriore filone investigativo ha portato a scoprire il presunto coinvolgimento di quattro agenti della Polizia Penitenziaria, che – secondo gli inquirenti – avrebbero favorito, dietro compenso, l’ingresso di droga e cellulari all’interno degli istituti penitenziari. La scoperta è arrivata grazie all’intercettazione delle conversazioni della moglie di un detenuto.

Coinvolti nel procedimento anche esponenti di diversi gruppi camorristici dell’area metropolitana di Napoli: Edoardo Fabricino del gruppo Abbinante; Angelo Marasco, Salvatore Scotti e Giuseppe Mazziotti del clan Vigilia; Salvatore Ottaiano dei Fusco di Cercola; Ciro Quindici dei Mazzarella; Antonio Autore dei De Micco; Salvatore Basile dei Puccinelli; Antonio Napoletano e Raffaele Riccio dei Sibillo; Pasquale e Alfredo Junior Vigilia; Cristian Monaco di Soccavo; Pasquale Nasti dei Del Prete; Ciro Contini, Nicola Sautto di Caivano, Pietro Izzo di Torre Annunziata.

A rappresentare gli imputati nel giudizio d’appello ci sarà un ampio e articolato pool di avvocati: Roberto Saccomanno, Giuseppe Perfetto, Domenico Dello Iacono, Leopoldo Perone, Rocco Maria Spina, Dario Carmine Procentese, Raffaele Minieri, Massimo Viscusi.

Il prossimo 7 gennaio 2026 si aprirà quindi un nuovo capitolo giudiziario. Le difese proveranno a smontare l’impianto accusatorio che in primo grado aveva retto quasi integralmente, portando a pene pesantissime.