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Le leggi esistono e vanno applicate, anche quando si parla di canili e benessere degli animali. Una questione che è sempre all’ordine del giorno ma poche volte sotto ai riflettori. Strutture che spesso si trasformano in lager per animali che vivono in una condizione disumana. E questa è una considerazione che coinvolge, maggiormente, il Centro e il Sud Italia.

C’è bisogno di dire la verità – così inizia Antonietta Zarrelli, la sannita presidente dell’Associazione diritti animali (Ada) Liguria ed esperta della materia. Soprattutto se ci troviamo di fronte a situazioni che non migliorano da decenni e se continuano ad esserci detenzioni inidonee e canili da 2mila o 3mila cani”.

Non ci gira intorno la dottoressa Zarrelli, esistono delle responsabilità e vanno definite.

Strutture che vanno definite lager ma non per responsabilità dei gestori ma dei sindaci dei singoli comuni. Sono loro ad essere i responsabili del controllo dell’applicazione delle leggi in materia di protezione degli animali. Sono loro che hanno obblighi e devono controllare che sul territorio e nelle strutture vengano applicati i livelli di benessere che la legge obbliga ad avere. E’ dal 2004 che si parla di benessere complessivo per gli animali, che sia fisico, psicologico ed etologico. La legge 189 è entrata in vigore proprio in quell’anno. Non è possibile che i sindaci non conoscano una legge vecchia 21 anni e che abbiano permesso, nel tempo, che ci fossero detenzioni non a norma in strutture che accolgono migliaia di cani”.

Purtroppo non esiste una norma che limiti il numero di ospiti nella struttura ma, come detto, c’è la legge che obbliga ad assicurare un buon livello di benessere.

I cani – continua la dottoressa Zarrelli – devono poter sgambare quotidianamente, poter vedere la luce e non avere stati mentali tali da sviluppare paura, stress e ansia. Insomma, garantirgli una vita dignitosa e non renderli cani fobici o dei veri e propri morti viventi. E ce ne sono milioni in queste condizioni”.

Cani che rappresentano anche un costo per lo Stato e questo apre uno squarcio verso un’altra considerazione: l’assegnazione delle strutture ai gestori.

Esiste un sistema di guadagno intorno a questi ‘morti viventi’. Una condizione che fa riflettere anche sul metodo di assegnazione ai gestori. I sindaci non devono accettare costi al ribasso ma devono essere congrui per ogni animale. Prezzi troppo bassi per assicurare cibo e cure agli animali. Come è accaduto nel canile di Lauro, in provincia di Avellino, dove è stato riassegnato in appalto un canile per la quota di 1,20 euro ad animale. Un caso, questo, che rende il sindaco omissivo e a rischio denuncia per non aver assicurato il benessere”.

Condizioni che sono disumane e che inchiodano i primi cittadini alle proprie responsabilità.

Se i cani potessero parlare, direbbero senza problemi che preferirebbero morire piuttosto che vivere in queste condizioni. I sindaci devono essere i controllori di queste situazioni ma c’è bisogno che siano controllati anche i controllori. Sono migliaia i casi di primi cittadini che non fanno rispettare la legge in questa materia. E non sono tantissime. La legge quadro del 14 agosto 1991 n.281, modificata dalla legge n.244 del 24 dicembre 2007, Art.2 comma 371 che garantisce la presenza dei volontari nei canili obbligando i Comuni, e quindi i sindaci, a convenzionarsi solo con quei gestori che fanno entrare i volontari, che dà vita alla legge del 2007. Nel 2004 la pubblicazione della 189, non basta più il benessere sanitario (il controllo del veterinario) ma si parla di benessere complessivo (etologico e psicologico e devono controllarlo le Forze dell’Ordine) e infine la legge 82 del 2025 (toglie l’uso della catena e per la prima volta gli animali diventano soggetti giuridici, hanno il diritto di essere difesi e protetti ed è un cambiamento epocale per la nazione). Leggi che non sono molto conosciute nè dalle Forze dall’Ordine nè dalle Procure per le quali spezzo una lancia a loro favore perchè si avvalgono del giudizio delle stesse Forze dell’Ordine”.

Insomma una situazione molto complicata, come si suol dire, e mai come in questo caso è appropriato, il cane che si morde la coda, ma la dottoressa Zarrelli non perde la speranza.

A luglio ho incontrato l’onorevole Gemmato che ha promesso di occuparsi della questione. Ho fiducia nelle istituzioni e spero che queste criticità vengano eliminate del tutto”.

Foto di repertorio