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L’Avellino prosegue il proprio programma di lavoro in vista della sfida contro il Venezia, mantenendo costante l’intensità delle sedute e la concentrazione del gruppo. Lo staff tecnico ha impostato una serie di allenamenti ravvicinati che accompagneranno la squadra fino alla rifinitura, ancora da definire nei dettagli. L’obiettivo è arrivare al match con solidità, ritmo e continuità.

In casa biancoverde si monitorano con attenzione le condizioni dei calciatori rimasti ai margini nelle ultime uscite. Cagnano, Manzi e Rigione, esclusi recentemente per scelta tecnica, sono in valutazione e potrebbero tornare tra i convocati qualora le prossime sedute offrissero indicazioni positive. Si procede con cautela anche per Patierno, impegnato in un percorso personalizzato dopo il fastidio muscolare accusato a Bolzano. La punta spera di rientrare, ma ogni decisione sarà presa in base alle risposte fisiche dei prossimi giorni. Tra gli infortunati resta Russo, ancora in fase di recupero. Passi in avanti importanti arrivano da D’Andrea, che sta completando le ultime tappe del suo programma e si avvicina alla convocazione. Buone notizie anche per Favilli, che dalla prossima settimana tornerà ad allenarsi con il gruppo: l’attaccante ha concluso il percorso di riatletizzazione dopo l’intervento eseguito a Villa Stuart e inizierà la fase di reinserimento graduale.

DAL SUDTIROL AL VENEZIA.  Il tecnico Raffaele Biancolino guarda alle conferme arrivate dalla vittoria sul Sudtirol, un successo che ha messo in luce compattezza e gestione dei momenti chiave, oltre al primo clean sheet esterno della stagione. Davanti a un Daffara in forma brillante, decisivo con un intervento che ha blindato il risultato, il reparto arretrato dovrebbe essere composto ancora da Enrici, Simic e Fontanarosa. A centrocampo resta solido il terzetto formato da Kumi, Palmiero e Sounas, con Palumbo nuovamente candidato al ruolo di trequartista. In attacco si va verso la conferma del tandem Tutino–Biasci, mentre per Patierno si attenderanno ulteriori valutazioni.

L’AVVERSARIO.  La chiamano Coppa Italia, ma a volte sembra solo un prolungamento dell’allenamento casalingo delle grandi. Perché se almeno si giocasse sul campo della squadra più debole, magari il Venezia avrebbe potuto provarci davvero. Provare, quantomeno. Ma finché la gara secca resta blindata nello stadio della più forte, finirà che vale più una trasferta ad Avellino che una a San Siro.

E infatti Giovanni Stroppa, milanista di vecchia scuola e allenatore con la testa al campionato, fa le sue scelte: contro l’Inter schiera undici riserve rispetto alla formazione che sta inseguendo il ritorno in Serie A. I titolari? A riposo, perché lunedì si gioca ad Avellino, e quella sì che è una partita che conta.

La cronaca dura pochissimo. All’Inter bastano tre tiri per archiviare la pratica: Frattesi scalda il piede, Diouf segna, Esposito raddoppia. Minuto 20 e la storia è già scritta. Il resto è un lungo intrattenimento per chi è allo stadio, molto meno per chi sta guardando da casa, e un’occasione per gonfiare le statistiche dei singoli. Thuram ritrova il sorriso e la porta: doppietta, quota 7 stagionale, fine del digiuno che durava dal 13 settembre contro la Juventus, complice l’infortunio e la ripresa lenta. A ruota anche Bonny, che arriva già a 5 gol.

Una serata facile, quasi troppo. La Coppa Italia avanza, la discussione pure: finché il sistema resterà così, la favola del “piccolo che elimina il grande” resterà confinata alle brochure, non al campo. E forse il Venezia, per provarci davvero, avrebbe avuto bisogno solo di una cosa: un palcoscenico diverso.