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di Tracy Di Piro

Questa mattina la Sala “Terra di Lavoro” presso la Reggia di Caserta ha ospitato la presentazione del progetto di candidatura della “Città Caudina” a Capitale Italiana 2028. La candidatura di Città Caudina non è la candidatura di una città, ma di un’intera valle – quella caudina, appunto- costituita da piccoli comuni, dotati di una forte identità culturale, che hanno compreso che la sinergia e la collaborazione sono le vie maestre per il raggiungimento di risultati, come ha spiegato Tiziana Maffei, direttrice della Reggia di Caserta.

Infatti l’iniziativa coinvolge e si sorregge sulla collaborazione di 14 comuni tra la provincia di Avellino e Benevento (Montesarchio, Cervinara, Airola, Sant’Agata de’ Goti, Bucciano, Arpaia, Pannarano, Roccabascerana, San Martino Valle Caudina, Forchia, Paolisi, Moiano, Bonea e Rotondi), insieme al prezioso supporto di un Comitato Civico di oltre 90 associazioni e di un Comitato promotore composto da oltre 50 soggetti pubblici e privati. “Città Caudina” è in gara con altre ventitré città italiane con cui si contende il posto tra le dieci finaliste che verranno scelte il prossimo 18 dicembre, fino alla proclamazione prevista per marzo 2026. Ad accompagnare la candidatura è il dossier “Città Caudina. Terra Futura. Europa abita qui” curato da Alessandra Panzini di Marchingegno, Leandro Pisano e Giacomo Porrino; questi ultimi hanno offerto una disamina saliente e sintetica dei punti principali toccati nel loro dossier. Oltre ai curatori sono intervenuti Tiziana Maffei, Direttrice della Reggia di Caserta, Franco Napoletano, Rappresentante del Comitato Civico a sostegno della candidatura della “Città Caudina” e Pasquale Fucci, Presidente della “Città Caudina”.

La candidatura parte da una presa di coscienza collettiva che cerca di superare la frammentazione amministrativa, percettiva e culturale del territorio caudino che, in realtà, deriva da una storia e da una matrice culturale comune di cui si è smarrita la percezione e la conoscenza. Tra gli obiettivi del progetto c’è la volontà di intraprendere un processo di unificazione  e collaborazione amministrativa della Valle Caudina e la fondazione di una città metro-rurale (rurale e policentrica), da intendersi come mezzo di ammodernamento e volano di sviluppo, a prescindere dall’esito della candidatura stessa. La Valle Caudina rappresenta un luogo-mondo, come l’ha giustamente definita Giacomo Porrino, di cui sembrano smarrite la provenienza e la direzione, due coordinate irrinunciabili del progetto.

Si sente con forza il dovere di una direzione che sappia guardare, al contempo, all’antica vocazione rurale di queste terre senza paternalismi stucchevoli e alla vocazione europea, sorprendentemente antica, che fa capo al suo mito fondativo, il ratto di Europa, rappresentato sul celeberrimo cratere ad opera del ceramista Assteas, rinvenuto a Sant’Agata de’ Goti e attualmente conservato presso il Museo di Montesarchio. Ma non solo, la Valle Caudina è luogo di accoglienza, attraversamenti, di ponti poiché è una terra fatta di acque, come dimostra il più famoso dei tre acquedotti del territorio, quello carolino, un gioiello locale Patrimonio Unesco, nato dal genio vanvitelliano per irrorare la Reggia di Caserta. Tuttavia, c’è un altro bene Unesco ad attraversa la valle: la Via Appia, regina viarum, che ha unito luoghi, gente e culture e ha contribuito alla diffusione di quell’arte di stare insieme, così tipica dell’identità di questi luoghi.

La sperimentazione di una governance condivisa e processi partecipativi mira alla rigenerazione dall’interno dei paesi, a partire dalla riconfigurazione di ciò che già c’è, attraverso l’ascolto dei bisogni e delle difficoltà, in ossequio ad una visione che vede la cultura come cura e la cura come gesto politico di affetto e responsabilità per il territorio. La “Città Caudina” 2028 ambisce a diventare un modello di rigenerazione territoriale, replicabile per il futuro delle aree interne italiane ed europee, e una promessa di futuro per le nostre comunità.

“La nostra forza sta nella sintesi unica di due provenienze e destinazioni: la ruralità futura, come campo di nuove geografie e demografie, e l’antica innervazione europea, come fucina di memoria e invenzione. -spiegano i curatori del dossier di candidatura –  Diventare Capitale Italiana della Cultura è per noi possibilità di un nuovo capitolo, in cui la marginalità si fa varco per un avvenire generativo, relazionale e profondamente umano. Il futuro è un luogo antico che non abbiamo ancora abitato. E noi abbiamo tutta l’intenzione di restarci”.