Tempo di lettura: 3 minuti

Solidarietà è stata espressa dalla Giunta di Camera Penale di Napoli, al gip Federica Girardi “per il tentativo di aggressione verbale e la minaccia di aggressione fisica di cui è stata destinataria all’esito di un recente procedimento penale, relativo ad un caso di omicidio ai danni di tre giovani lavoratori in nero, aggressione attribuita ai familiari delle vittime”.

   A parere della Camera Penale “a fronte del bisogno emotivo di punizione sentito dalla collettività, la società democratica e, soprattutto, coloro che hanno ruoli nel processo penale (avvocati e magistrati) e nella comunicazione (politici e giornalisti) dovrebbero veicolare messaggi univoci di rispetto dei valori costituzionali, tra i quali si annoverano – nell’ambito del sistema penale – la funzione rieducativa della pena, la necessaria proporzione dell’intervento punitivo dello Stato rispetto alla gravità della violazione e al grado della colpevolezza, con la consapevolezza che la pena non potrà mai riparare fino in fondo il torto subito o il dolore arrecato, tanto più in un caso come questo, nel quale non esiste un rimedio alla perdita di figli, fratelli o familiari in genere, soprattutto, se giovanissimi”.

   Per i penalisti “è di tutta evidenza che la diffusione di messaggi populisti sui mezzi di informazione, in primis oggi i social network, alimenti pericolosamente una spirale di violenza, che vede sfumare le categorie valoriali del giusto processo e della pena rieducativa, così come del rispetto delle sentenze e del ruolo fondamentale del Giudice, che si nobilita proprio applicando quei principi di garanzia cui è ispirato il processo penale nello Stato democratico e liberale.

  La pressione mediatica che si riscontra nei processi che – per la gravità dei danni arrecati alle vittime – rivestono interesse per l’opinione pubblica rappresenta un pericoloso fattore condizionante, sia del sentire comune nell’accettazione dell’agire giurisdizionale, sia nell’incedere delle decisioni giudiziali, lasciando il Giudice esposto a sollecitazioni indebite”.

      La Camera Penale sottolinea che “la vicinanza al dolore delle vittime dei reati non può mai giustificare la pretesa di condanne esemplari o pene sproporzionate, anche perché consolida errate convinzioni di ‘ingiustizia ulteriore’ che allontanano dalla corretta percezione del ruolo dello Stato e del suo rappresentante nell’istituzione giurisdizionale, ovvero il Giudice, finendo per indebolirne la figura di garanzia”.

   “Le sentenze si possono criticare, – viene anche evidenziato – ma sempre nel doveroso rispetto sia delle parti che del Giudice, essendo tale rispetto la precondizione per l’accettazione collettiva del patto sociale che sta alla base dello Stato di diritto e della regolamentazione penale delle violazioni di tale patto”.

   “Ci auguriamo che questi principi, – concludono i penalisti – che uniscono tutti gli attori del processo, trovino piena condivisione da parte dell’Avvocatura e della Magistratura, in tutti i casi nei quali i capisaldi del nostro sistema penale sono messi in discussione, attraverso la spettacolarizzazione dei processi o l’amplificazione populista dell’istinto vendicativo dei cittadini. Sotto questo aspetto, ogni aggressione, anche mediatica, che abbia ad oggetto indifferentemente o il Giudice che emette una sentenza sgradita o l’Avvocatura, quando viene assimilata ai propri assistiti, secondo la distorta cultura della difesa come forma di connivenza con il reo e di tutela del reato, piuttosto che come funzione insopprimibile di garanzia dell’accusato in un moderno Stato democratico e liberale, siamo certi troverà in Avvocati e Magistrati un argine insuperabile”.