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Claudia Cretti e il Sannio. Un binomio che la ciclista bergamasca non potrà cancellare mai ed a distanza di anni lo ha ricordato in un’intervista alla Gazzetta dello Sport. È il 6 luglio 2017 e la tappa del Giro d’Italia femminile transita per la ripida discesa della Zingara Morta nei pressi di Fragneto Monforte. Il tempo, nonostante sia luglio é inclemente con l’acqua che cade giù a secchiate. È un attimo. A 90 all’ora la bici sbanda e la povera Claudia cade rovinosamente al suolo e sbatte la testa. La situazione appare subito grave. C’è poco tempo ed un margine ridotto per tentare di salvarle la vita. “Solo un miracolo – ha detto nell’intervista alla Rosea – e la bravura dei medici dell’ospedale Rummo di Benevento (ora San Pio), hanno scongiurato il peggio, dopo due operazioni e tre settimane di coma”.

Le parole sono lucide con la consapevolezza di chi ha avuto in dono una seconda vita. “Sono viva – ha aggiunto Claudia Cretti – perché i medici non si sono arresi”. Ora la bergamasca é una stella del paraciclismo e sogna l’oro alle Paralimpiadi di Los Angeles, anche se non è stato affatto semplice risalire sulle due ruote: “La mia passione – ha spiegato – era rimasta la bici, chiedevo ai miei genitori Laura e Giuseppe quando avrei potuto ricominciare ad andarci. Risposta ‘Claudia, sei caduta al Giro d’Italia’. E io ‘Ma che cosa state dicendo’. Il mio idolo era il velocista tedesco Marcel Kittel, per la bici avevo sacrificato il sogno di diventare un medico”.