Come nei cantieri aperti, il cartello è chiaro. I lavori non sono finiti. E guai a fermarsi ora.
Alla sede provinciale del Partito Democratico di Salerno, Piero De Luca rilancia la sfida. Tono deciso. Obiettivo dichiarato: trasformare il “modello Campania” nel perno dell’alternativa nazionale alla destra. Non uno slogan. Una linea politica.
“La rivoluzione va portata avanti”, rivendica De Luca. Assetti di giunta definiti, commissioni in chiusura, poi il campo si apre davvero. Trasporto pubblico gratuito per 140mila studenti, scuole come presìdi sociali, investimenti diffusi. In netta controtendenza rispetto a un governo nazionale che, dice, “taglia sulla sicurezza e sulle politiche sociali”.
Il messaggio è politico prima ancora che amministrativo. Dalla Campania, secondo De Luca, passa un pezzo decisivo della credibilità del centrosinistra. Da qui anche gli auguri al presidente Roberto Fico e alla nuova squadra. La posta in gioco non è locale. È nazionale. E chiama in causa direttamente Giorgia Meloni, accusata di aver tradito le promesse elettorali.
Ma sotto la superficie resta un nodo irrisolto: le alleanze territoriali. Il campo progressista continua a presentarsi a macchia di leopardo. Il caso Benevento è emblematico: al Comune e alla Provincia il centrosinistra è frammentato, con PD, AVS e Avanti-PSI all’opposizione dell’amministrazione Mastella, che resta un alleato importante alla Regione Campania. Uniti nei principi. Divisi nella pratica.
La sfida è tutta qui. Costruire un’alternativa credibile senza lasciare vuoti sul territorio. Perché il modello Campania, da solo, non basta. Serve una coalizione che cammini allo stesso passo. Anche lontano dai palazzi regionali.




















