Si chiude definitivamente uno dei capitoli giudiziari più complessi degli ultimi anni riguardante il settore industriale. Dopo un iter processuale durato oltre due lustri, il Tribunale ha emesso una sentenza di assoluzione nei confronti dei vertici della Almec Spa, ponendo fine a una vicenda che vedeva i protagonisti accusati di gravi irregolarità nella gestione del dissesto societario.
Il collegio giudicante ha scagionato l’amministratore delegato M. S., il presidente del consiglio di amministrazione L. D. R., l’amministratore unico M. B. e il consigliere R. C. Gli imputati erano stati chiamati a rispondere di ben otto ipotesi di bancarotta, sia fraudolenta che preferenziale, oltre a una serie di reati tributari legati alla vita della società tra il 2008 e il 2013.
Per quanto riguarda i capi d’imputazione relativi alla bancarotta, il Tribunale ha optato per la formula assolutoria più netta, stabilendo che “il fatto non sussiste”. Questa decisione riconosce la piena legittimità dell’operato dei manager, respingendo la tesi della pubblica accusa che ipotizzava manovre illecite ai danni dei creditori o del patrimonio aziendale. Per i restanti illeciti di natura tributaria, la Corte ha invece pronunciato il non doversi procedere a causa dell’intervenuta prescrizione, estinguendo di fatto ogni responsabilità penale residua.
Il risultato è stato raggiunto grazie alla determinazione del collegio difensivo composto dagli avvocati Giulio Venturi del Foro di Pisa, Maria Grazia Pellegrino del Foro di Torino, Maria Luisa Macchia e Stefano Vozella del Foro di Avellino. Durante la lunga e articolata istruttoria dibattimentale, le difese sono riuscite a dimostrare l’assenza di profili di responsabilità penale, smontando pezzo dopo pezzo l’impianto accusatorio e restituendo onorabilità ai quattro dirigenti coinvolti. Con questa sentenza cala il sipario su una vicenda che per dieci anni ha segnato la cronaca giudiziaria e la vita professionale dei vertici della Almec Spa.

















