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Applausi scroscianti prima che lo spettacolo inizi. È più o meno quello che accade sulla vicenda della tredicesima ai dipendenti Trotta Bus. Siamo al 22 gennaio 2026. Un dettaglio non da poco. Perché a quella data, ai lavoratori, degli stipendi non se ne sa nulla. Zero assoluto. Eppure c’è già chi festeggia.

Il consigliere comunale di maggioranza Antonio Picariello affida ai social un messaggio di apprezzamento nei confronti della governance del Comune di Benevento per lo sblocco delle risorse destinate alla società di trasporto. Traduzione: complimenti al Comune. Anzi, complimenti ai suoi colleghi di maggioranza. Un esercizio di autostima istituzionale che però dura lo spazio di qualche minuto.

Sotto quel post, infatti, arriva la realtà. Nuda. Cruda. Commenti, confermati da indiscrezioni raccolte negli ambienti Trotta Bus. Ai lavoratori non è arrivato ancora niente: smontata pezzo per pezzo la narrazione trionfalistica. I tempi tecnici slittano. Probabilmente se ne riparla la prossima settimana. Nel frattempo, però, c’è chi vive con un solo reddito. Chi aspetta quelle mensilità per pagare bollette, affitti, spese ordinarie. Non per fare filosofia politica.

Il punto non è lo sblocco delle risorse. Il punto è il tempismo della propaganda. Perché rivendicare risultati prima che questi producano effetti concreti sui lavoratori significa scambiare l’annuncio per il fatto. La comunicazione per la soluzione. Una supercazzola, appunto. Istituzionale, educata, ma pur sempre una supercazzola.

C’è poi un altro aspetto che pesa come un macigno. Un’azienda che arriva a gennaio senza aver corrisposto la tredicesima e che si regge su anticipazioni pubbliche per pagare i dipendenti non è un modello virtuoso. È un problema strutturale. E trasformarlo in un post celebrativo rischia di essere non solo intempestivo, ma anche offensivo per chi aspetta. In politica i complimenti si fanno a risultato incassato. Non promesso. Non annunciato. Altrimenti restano parole. E le parole, a fine mese, non pagano le bollette.