Caserta perde uno dei suoi storici punti di riferimento nel settore della riabilitazione. Il CEFIM, struttura sanitaria accreditata e attiva da anni nel cuore della città, è stato ufficialmente avviato alla liquidazione giudiziale dopo il fallimento della società proprietaria, riconducibile ai fratelli Giovanni Santangelo e Maria Paola Santangelo. Una chiusura annunciata, ma mai comunicata con trasparenza, che lascia dietro di sé un pesante bilancio sociale e sanitario.
Alla base del tracollo, secondo quanto emerso, divergenze insanabili nella gestione e nella governance societaria, che avrebbero reso impossibile qualsiasi ipotesi di rilancio. Una situazione di stallo protrattasi per anni, aggravata da contrasti interni e da una gestione amministrativa opaca, culminata con il provvedimento del Tribunale che ha sancito la fine definitiva del centro.
Le conseguenze sono drammatiche. Circa 250 pazienti, molti dei quali minori e persone con disabilità, si sono ritrovati improvvisamente senza un riferimento terapeutico. L’ASL di Caserta ha dovuto redistribuire l’utenza presso altre strutture convenzionate, generando un sovraccarico del sistema e un ulteriore allungamento delle liste d’attesa, già critiche. Oggi, per accedere a trattamenti di fisiokinesiterapia, logopedia o neuropsicomotricità, l’attesa può arrivare fino a due anni, con gravi ripercussioni sulla continuità delle cure.
Il CEFIM era considerato un’eccellenza della riabilitazione casertana, non solo per i servizi offerti ma anche per il valore umano e professionale del personale. Un patrimonio di competenze che, secondo il sindacato, è stato sacrificato a causa di interessi privati e incapacità gestionali.
Particolarmente grave la vicenda dei circa 50 lavoratori, lasciati per oltre due anni in una condizione di totale incertezza. A dicembre 2023 era stata annunciata una chiusura temporanea per presunti lavori di ristrutturazione durante le festività natalizie, con la promessa di una riapertura entro il 31 marzo successivo. Nessun piano scritto, nessuna comunicazione ufficiale. Il 2 aprile 2024, al rientro, i dipendenti hanno trovato i cancelli chiusi. Da quel momento, il silenzio.
Alcuni lavoratori, stremati, hanno rassegnato le dimissioni per giusta causa; altri sono rimasti formalmente in organico, anche perché la società risultava ancora attiva nel registro delle imprese, alimentando la speranza di una ripartenza mai avvenuta. Solo il 7 gennaio 2026 è arrivata la comunicazione ufficiale: i legali hanno informato i dipendenti dell’avvenuta liquidazione giudiziale. Una verità arrivata con oltre due anni di ritardo.
Nel corso della vicenda, la CGIL FP ha più volte tentato di scongiurare l’esito peggiore, promuovendo confronti istituzionali anche in Prefettura e sollecitando chiarezza e soluzioni a tutela di lavoratori e pazienti. Tentativi rimasti senza esito, di fronte a responsabilità che il sindacato definisce evidenti.
Ora l’appello è rivolto all’ASL di Caserta affinché eserciti la massima vigilanza su eventuali future richieste di accreditamento, nuove aperture o convenzioni riconducibili agli stessi soggetti. Quanto accaduto al CEFIM, sottolinea il sindacato, non può e non deve ripetersi.
Una vicenda amara che riapre interrogativi profondi sulla gestione delle strutture sanitarie accreditate, sull’efficacia dei controlli e sulla reale tutela dei diritti dei lavoratori e dei pazienti in un territorio già duramente provato dalle carenze del sistema assistenziale.




















