“La Regione Campania introduce un criterio chiaro: negli appalti pubblici verranno premiate le aziende che garantiscono ai lavoratori almeno 9 euro lordi l’ora. È questo il primo disegno di legge approvato dalla Giunta regionale guidata da Roberto Fico, una scelta che mette al centro la dignità del lavoro e lancia un segnale politico forte e chiaro fin dai primi passi di questa nuova amministrazione. Un risultato che nasce da un impegno portato avanti nel tempo, anche a livello nazionale, e che oggi diventa finalmente concreto grazie a un Presidente espressione del M5S”. Così Carmela Auriemma, vicepresidente Vicaria del Gruppo Movimento 5 Stelle alla Camera dei Deputati e coordinatrice M5S Provincia di Napoli. “Continueremo a incalzare il Governo nazionale chiedendo l’introduzione del salario minimo, per affrontare il grave problema dei bassi salari e contrastare il lavoro povero, ancora troppo diffuso, come evidenziato anche dall’ultimo rapporto Svimez presentato ieri a Napoli dal Direttore Generale Luca Bianchi, alla presenza del Presidente Giuseppe Conte. Da anni ci battiamo per un Paese più giusto. Questa è la direzione giusta”, aggiunge.
“L’introduzione di un salario minimo nei contratti pubblici di appalto e nelle concessioni di competenza regionale può rappresentare uno strumento utile per selezionare le imprese più qualificate, oltre che per tutelare i lavoratori. In questa prospettiva, riteniamo pienamente condivisibile escludere dalle procedure di gara le imprese che corrispondono salari non in linea con i Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro, che – è bene ricordarlo – hanno valore erga omnes e si applicano quindi anche alle imprese non aderenti a Confindustria”.
Così il presidente dell’Unione Industriali di Napoli Costanzo Jannotti Pecci.
“Vorrei rimarcare – spiega il leader degli industriali partenopei – come i contratti collettivi nazionali di lavoro delle aziende associate a Confindustria prevedano già retribuzioni orarie ben superiori al salario minimo di 9 euro ipotizzato. Continuiamo a essere convinti che la strada corretta per garantire salari giusti e sostenibili resti quella della contrattazione collettiva, valorizzando la centralità delle relazioni industriali e contrastando ogni comportamento speculativo, sia da parte di imprese che agiscano fuori dalle regole sia da parte di sigle sindacali poco rappresentative. Apprezziamo quindi l’iniziativa regionale – conclude Jannotti – in quanto orientata alla qualità del lavoro e delle imprese, mentre restiamo perplessi sull’opportunità di introdurre un salario minimo per legge a livello nazionale, che rischierebbe di indebolire il ruolo della contrattazione collettiva”.
Così il presidente dell’Unione Industriali di Napoli Costanzo Jannotti Pecci.
“Vorrei rimarcare – spiega il leader degli industriali partenopei – come i contratti collettivi nazionali di lavoro delle aziende associate a Confindustria prevedano già retribuzioni orarie ben superiori al salario minimo di 9 euro ipotizzato. Continuiamo a essere convinti che la strada corretta per garantire salari giusti e sostenibili resti quella della contrattazione collettiva, valorizzando la centralità delle relazioni industriali e contrastando ogni comportamento speculativo, sia da parte di imprese che agiscano fuori dalle regole sia da parte di sigle sindacali poco rappresentative. Apprezziamo quindi l’iniziativa regionale – conclude Jannotti – in quanto orientata alla qualità del lavoro e delle imprese, mentre restiamo perplessi sull’opportunità di introdurre un salario minimo per legge a livello nazionale, che rischierebbe di indebolire il ruolo della contrattazione collettiva”.
“Il lavoro ‘povero’ è responsabilità dei sindacati nazionali, incapaci di garantire livelli adeguati di retribuzioni nell’ambito della contrattazione collettiva nazionale, che costituisce la via maestra per garantire retribuzioni dignitose e proporzionate all’inflazione. Cio’ premesso, la premialita’ , negli appalti regionali, per le imprese che applicano il salario minimo può rappresentare una scelta opportuna anche nell’ottica di tenere lontani i finti ‘imprenditori’ , meglio definibili come ‘prenditori’, che sfruttano ed affamano i lavoratori”. E’ quanto afferma il presidente di ‘Sud Protagonista”, Salvatore Ronghi, che aggiunge: “anche sul contrasto del lavoro ‘povero’, il principale merito va al Governo nazionale che, grazie alla sua capacità, coerenza e stabilità, e’ riuscito a garantire soddisfacenti aumenti contrattuali per i lavoratori della Pubblica amministrazione e a compensare l’ inefficacia delle contrattazioni collettive per numerose categorie di lavoratori, con il taglio del cuneo fiscale”.
“L’introduzione di un salario minimo regionale, intuizione della Giunta Fico, rappresenta un passo positivo e coerente con la lunga tradizione socialista di tutela del lavoro e della dignità dei lavoratori”. Lo dice Michele Tarantino, segretario regionale di Avanti Psi Campania.
“Credo – spiega – che questa misura possa contribuire a garantire equità e giustizia salariale, rafforzando al contempo le imprese che adottano contratti di miglior favore. In questo percorso, sono certo che si potrà contare sul confronto e sul sostegno di un sindacato riformista come la Uil, in Campania con Sgambati, che da sempre rappresenta un punto di riferimento per il dialogo sociale, la promozione dei contratti collettivi nazionali e la difesa dei diritti dei lavoratori”.
“La strada maestra resta dunque la collaborazione costruttiva tra istituzioni, imprese e parti sociali per costruire politiche del lavoro efficaci, sostenibili e innovative”, conclude.
“Credo – spiega – che questa misura possa contribuire a garantire equità e giustizia salariale, rafforzando al contempo le imprese che adottano contratti di miglior favore. In questo percorso, sono certo che si potrà contare sul confronto e sul sostegno di un sindacato riformista come la Uil, in Campania con Sgambati, che da sempre rappresenta un punto di riferimento per il dialogo sociale, la promozione dei contratti collettivi nazionali e la difesa dei diritti dei lavoratori”.
“La strada maestra resta dunque la collaborazione costruttiva tra istituzioni, imprese e parti sociali per costruire politiche del lavoro efficaci, sostenibili e innovative”, conclude.
“La Campania compie oggi un passo importante e di alto valore, simbolico e concreto, per la dignità dei lavoratori”. Lo dice Ciro Buonajuto, consigliere regionale e capogruppo di Casa Riformista (Italia Viva – Noi di Centro) parlando del disegno di legge sul salario minimo approvato dalla Giunta regionale della Campania.
“Questo disegno di legge rappresenta l’avvio di un processo legislativo che dovrebbe diventare riferimento per tutte le Regioni d’Italia e per il Governo nazionale. Dalla nostra Regione parte il primo impulso per un quadro normativo più ampio sulla retribuzione minima. Dobbiamo tener ben presente che negli ultimi dieci anni la forbice tra l’aumento dei prezzi e l’adeguamento dei salari si è ampliata in modo preoccupante. L’aumento vertiginoso dei costi, soprattutto dei beni energetici, ha causato difficoltà a milioni di famiglie italiane che hanno subito l’impennata dei prezzi, mentre i salari sono rimasti stagnanti o sono cresciuti di poco. I dati internazionali sono impietosi: nei paesi Ocse i salari reali sono cresciuti di oltre il 30% negli ultimi trent’anni, mentre in Italia sono rimasti sostanzialmente fermi, con effetti devastanti sulla capacità di spesa e sulla qualità della vita dei cittadini. Questa situazione è inaccettabile e richiede risposte strutturali e coraggiose. Il Governo nazionale dovrebbe svegliarsi e, invece di continuare ad anellare fallimenti sui temi della sicurezza dell’immigrazione, assumersi la responsabilità di dare a tutti i lavoratori un salario minimo dignitoso, senza lasciare zone d’ombra. In questo contesto di ritardi decennali, la Campania si dimostra ancora una volta regione all’avanguardia, promuovendo una norma che unisce democrazia, dignità sociale e sviluppo economico”, conclude Buonajuto.
“Questo disegno di legge rappresenta l’avvio di un processo legislativo che dovrebbe diventare riferimento per tutte le Regioni d’Italia e per il Governo nazionale. Dalla nostra Regione parte il primo impulso per un quadro normativo più ampio sulla retribuzione minima. Dobbiamo tener ben presente che negli ultimi dieci anni la forbice tra l’aumento dei prezzi e l’adeguamento dei salari si è ampliata in modo preoccupante. L’aumento vertiginoso dei costi, soprattutto dei beni energetici, ha causato difficoltà a milioni di famiglie italiane che hanno subito l’impennata dei prezzi, mentre i salari sono rimasti stagnanti o sono cresciuti di poco. I dati internazionali sono impietosi: nei paesi Ocse i salari reali sono cresciuti di oltre il 30% negli ultimi trent’anni, mentre in Italia sono rimasti sostanzialmente fermi, con effetti devastanti sulla capacità di spesa e sulla qualità della vita dei cittadini. Questa situazione è inaccettabile e richiede risposte strutturali e coraggiose. Il Governo nazionale dovrebbe svegliarsi e, invece di continuare ad anellare fallimenti sui temi della sicurezza dell’immigrazione, assumersi la responsabilità di dare a tutti i lavoratori un salario minimo dignitoso, senza lasciare zone d’ombra. In questo contesto di ritardi decennali, la Campania si dimostra ancora una volta regione all’avanguardia, promuovendo una norma che unisce democrazia, dignità sociale e sviluppo economico”, conclude Buonajuto.



















