“Il recente disegno di legge della Regione Campania, sbandierato da Roberto Fico a fini propagandistici come legge sul salario minimo, in realtà non è niente di tutto ciò”. Così Maurizio Casasco, deputato di Forza Italia e responsabile del dipartimento Economia.
“Si tratta, infatti – spiega il parlamentare azzurro – dell’attribuzione di un punteggio premiale ai candidati appaltatori che si impegnano ad applicare una retribuzione minima oraria non inferiore a 9 euro, addirittura lordi. Già esiste una norma statutaria, l’art. 36 dello Statuto dei Lavoratori, che obbliga gli appaltatori ad applicare le retribuzioni previste dai contratti collettivi maggiormente rappresentativi, peraltro superiori ai 9 euro l’ora. Il che conferma che la strada maestra è quella di dare spazio alla contrattazione collettiva, come ha fatto l’attuale governo con la recente legge delega, e non come tenta di fare la Regione Campania, unicamente motivata dal farsi pubblicità a buon mercato”.
“Si tratta, infatti – spiega il parlamentare azzurro – dell’attribuzione di un punteggio premiale ai candidati appaltatori che si impegnano ad applicare una retribuzione minima oraria non inferiore a 9 euro, addirittura lordi. Già esiste una norma statutaria, l’art. 36 dello Statuto dei Lavoratori, che obbliga gli appaltatori ad applicare le retribuzioni previste dai contratti collettivi maggiormente rappresentativi, peraltro superiori ai 9 euro l’ora. Il che conferma che la strada maestra è quella di dare spazio alla contrattazione collettiva, come ha fatto l’attuale governo con la recente legge delega, e non come tenta di fare la Regione Campania, unicamente motivata dal farsi pubblicità a buon mercato”.
“In linea di principio la Uil non è contraria ad individuare una soglia minima sotto la quale non si possono appaltare i lavori pubblici, a partire da quelli di competenza regionale, ma credo che sarà necessario leggere la delibera e l’iter di approvazione per quanto concerne il provvedimento sul salario minimo della Giunta regionale”. Così Giovanni Sgambati, segretario generale della Uil di Napoli e Campania, in merito all’introduzione del salario minimo da parte della giunta guidata da Roberto Fico.
“In questa direzione – continua Sgambati che stamattina ha partecipato all’assemblea promossa dai pensionati della Uil a Pompei – è vero che il tema del salario minimo era uno degli obiettivi del programma elettorale, ma crediamo che sia importante e lungimirante ascoltare le parti prima di approvare definitivamente il provvedimento. Dalle prime dichiarazioni – aggiunge – ci sembra di capire che si vuole istituire un sistema premiante per le aziende che applicano contratti di miglior favore, se così fosse, ciò non può che trovarci d’accordo. La stessa scelta di attuare verifiche annuali crediamo debba sempre guardare e favorire i contratti collettivi nazionali sottoscritti dalle maggiori e più rappresentative organizzazioni sindacali. Per noi, per la Uil – conclude Sgambati – i contratti collettivi nazionali restano la strada maestra in tutele, diritti e riferimenti salariali”.
“In questa direzione – continua Sgambati che stamattina ha partecipato all’assemblea promossa dai pensionati della Uil a Pompei – è vero che il tema del salario minimo era uno degli obiettivi del programma elettorale, ma crediamo che sia importante e lungimirante ascoltare le parti prima di approvare definitivamente il provvedimento. Dalle prime dichiarazioni – aggiunge – ci sembra di capire che si vuole istituire un sistema premiante per le aziende che applicano contratti di miglior favore, se così fosse, ciò non può che trovarci d’accordo. La stessa scelta di attuare verifiche annuali crediamo debba sempre guardare e favorire i contratti collettivi nazionali sottoscritti dalle maggiori e più rappresentative organizzazioni sindacali. Per noi, per la Uil – conclude Sgambati – i contratti collettivi nazionali restano la strada maestra in tutele, diritti e riferimenti salariali”.
“Riaprire i termini del condono edilizio sarebbe un tragico errore”. Lo afferma il presidente nazionale di Legambiente, Stefano Ciafani, spiegando che “si incentiva il mattone illegale che colpisce soprattutto le coste del nostro Paese, come dimostrano i dati di ‘Abbatti l’abuso’, il monitoraggio civico realizzato da Legambiente”.
Secondo l’analisi, “oltre il 60% delle 70mila ordinanze di demolizione – di cui solo il 15,3% eseguite – emesse dal 2004 al 2022 in Campania, Puglia, Lazio e Sicilia hanno riguardato Comuni costieri. Stiamo parlando di territori, in particolare in Sicilia e Calabria, pesantemente colpiti dal ciclone Harry. Quelle immagini e i danni subiti – prosegue Ciafani – dovrebbero indurre tutti a riflettere con grande attenzione sulle priorità da affrontare. A partire dai deputati di Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega, con i primi firmatari degli emendamenti presentati al decreto Milleproroghe eletti in Campania, che hanno riproposto la ‘ricetta’ del condono edilizio, dopo il tentativo fortunatamente fallito al Senato in occasione della legge di Bilancio”.
L’associazione ambientalista auspica che “gli emendamenti con cui si vuole riaprire la sanatoria dell’abusivismo non abbiano alcun seguito. Il Paese, a cominciare dai territori più colpiti dal cemento illegale, ha bisogno di altro: risorse per sostenere Comuni, Prefetture e Procure nelle attività di demolizione degli immobili costruiti violando la legge, messa in sicurezza e riqualificazione dei territori liberati dell’edilizia illegale, rigenerazione urbana nelle aree metropolitane. L’esatto contrario di un ennesimo, sciagurato condono edilizio”.
Secondo l’analisi, “oltre il 60% delle 70mila ordinanze di demolizione – di cui solo il 15,3% eseguite – emesse dal 2004 al 2022 in Campania, Puglia, Lazio e Sicilia hanno riguardato Comuni costieri. Stiamo parlando di territori, in particolare in Sicilia e Calabria, pesantemente colpiti dal ciclone Harry. Quelle immagini e i danni subiti – prosegue Ciafani – dovrebbero indurre tutti a riflettere con grande attenzione sulle priorità da affrontare. A partire dai deputati di Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega, con i primi firmatari degli emendamenti presentati al decreto Milleproroghe eletti in Campania, che hanno riproposto la ‘ricetta’ del condono edilizio, dopo il tentativo fortunatamente fallito al Senato in occasione della legge di Bilancio”.
L’associazione ambientalista auspica che “gli emendamenti con cui si vuole riaprire la sanatoria dell’abusivismo non abbiano alcun seguito. Il Paese, a cominciare dai territori più colpiti dal cemento illegale, ha bisogno di altro: risorse per sostenere Comuni, Prefetture e Procure nelle attività di demolizione degli immobili costruiti violando la legge, messa in sicurezza e riqualificazione dei territori liberati dell’edilizia illegale, rigenerazione urbana nelle aree metropolitane. L’esatto contrario di un ennesimo, sciagurato condono edilizio”.



















