Il silenzio utile per metabolizzare un dolore che difficilmente passerà, la perdita di un padre rientra in quei fatti di vita che purtroppo appartengono alla natura umana. Una sensazione di amaro e tristezza che difficilmente passa anche se i ricordi possono alleviare il peso. E di ricordi ce ne sono tanti se quell’uomo che ha salutato non è stato solo un padre, ma anche un allenatore e maestro per insegnare tutti i segreti del lavoro tramandando il marchio. Dopo un periodo di silenzio, Fabio Feliciello affida ai social il suo messaggio d’amore nei confronti di Peppe, fotografo storico e persona conosciuta e benvoluta da tutti. Un messaggio pieno d’amore e riconoscenza, fatto di aneddoti e tanti ricordi.
“Tutto iniziò ufficialmente un sabato di febbraio di 40 anni fa. La data precisa non la ricordiamo, quindi userò il 15, giorno dell’inaugurazione dello Studio Fotografico Feliciello.
Inizialmente eravamo in un locale vicino a quella che, dal novembre 1987, sarebbe diventata la nostra sede storica: Viale Principe di Napoli n. 69. Una seconda casa — forse la prima — ripensando al tempo passato al suo interno. Chi ha un’attività può capire.
Ho pensato spesso a come sarebbe stato restare in studio da solo quando, com’è normale che sia, non saresti più riuscito a essere presente costantemente. Mai avrei pensato, però, che quel momento sarebbe stato così vicino.
Non sono una persona credente, quindi so che non sei da qualche parte a guardare me, mamma o Fede, ma credo fortemente nello scopo del nostro lavoro, spesso dimenticato anche da noi fotografi: lasciare un Ricordo.
Ne rivivo a centinaia in ogni singolo metro quadro dei nostri 62 mq. Come le partite dell’Inter, che ormai non ha senso guardare in un silenzio per me innaturale. Come l’ultima grande partita vista insieme, quell’Inter-Barcellona 4-3: venti minuti di supplementari in piedi e quel tuffo sul divano all’unisono al fischio finale, come se avessimo giocato anche noi.
I ricordi sono tanti, troppi, per fortuna. Sei stato il mio primo allenatore, il mio primo fotografo, il primo consigliere. Eri la persona che mi difendeva ovunque. Anche se per il tuo carattere chiuso non me lo dicevi in faccia, so cosa dicevi di me alle persone di cui ti fidavi. Ora che te ne sei andato, tutti hanno usato le stesse parole per descrivermi il tuo orgoglio.
La vita è fatta di frammenti: il tuo “Sono io!” quando entravi in studio, o il tuo rispondere “Una signorina!” alle clienti preoccupate per la fototessera.
Aver lavorato insieme per 4.425 giorni ha creato tanto. Mi rispecchio in te: nella passione per l’Inter, per il lavoro, nel piacere di vestirsi bene e, soprattutto, nella voglia di lasciare il segno nel tempo.
Se c’è una cosa che non ho mai detto è che nulla al mondo mi rende più orgoglioso dell’essere riconosciuto come tuo figlio. Perché se lavorare insieme è stato un piacere, essere tuo figlio è stato un privilegio. Ma la cosa di cui vado più fiero è che portare il tuo cognome sarà, per sempre, un onore”.
Foto tratta dal profilo di Fabio Feliciello




















