Quello sulla giustizia sarà “un referendum particolare” spiega lo storico e saggista Isaia Sales. A un mese dal voto del 22 e 23 marzo, c’è chi ricostruisce le premesse di uno scontro, sfociato nella riforma Nordio. Accade al dibattito su “Riforma della magistratura e separazione dei poteri”, promosso a Napoli dall’associazione “Non è mai troppo tardi”, con una chiara posizione per il No.
“Nella storia d’Italia, per un lungo periodo – dice Sales – la magistratura si è sempre allineata alle posizioni della politica. Qualcosa è cambiato nel rapporto negli anni ’80, quando con Falcone e Borsellino si è rotta l’impunità dei mafiosi, e quando nel 1992-93 si è rotta l’impunità dei corrotti”. Da quel momento, secondo lo storico, “si è avviato il conflitto tra politica e magistratura, di cui questo referendum è un segnale”. Per Sales, “molti politici non accettano di essere giudicabili, cioè sottoposti al giudizio della magistratura”. E c’è un parallelo con l’attualità. “Se in Inghilterra il fratello del re può essere arrestato, senza che il re stesso protesti – sostiene lo studioso -, in Italia qualsiasi politico venga arrestato si parla immediatamente di complotto della magistratura: è questo il punto in discussione nel referendum”.
Per il presidente di “Non è mai troppo tardi”, Luigi Riello, già procuratore generale presso la Corte di Appello di Napoli, è giusto parlare di “riforma della magistratura e non della giustizia, perché non ha nulla a che fare con l’efficienza della giustizia”. All’incontro presso l’Istituto degli studi filosofici, la parola d’ordine è “Difesa della Costituzione”, chiarisce il vicepresidente dell’associazione Raimondo Pasquino, ex rettore dell’ateneo di Salerno. “Questa riforma – afferma Pasquino – è stata approvata senza nessun emendamento, non credo ci siano precedenti”. Gli fa eco Clelia Iasevoli, ordinaria di Procedura penale alla Federico II: “Il Parlamento avrebbe dovuto avere un ruolo centrale all’interno della procedura di approvazione, invece ha avuto un ruolo residuale, si è limitato a recepire il testo del governo”.
E Carlo Longobardo, ordinario di Diritto penale dell’ateneo federiciano, riflette: “Una riforma costituzionale avrebbe bisogno di una grande partecipazione, non solo degli addetti ai lavori ma anche della stessa popolazione”. E dunque “non si può pensare di cambiare completamente l’idea del terzo potere/ordine, la magistratura, senza pensare alle conseguenze, e a come i poteri esecutivo e legislativo si rapporteranno ad esso”. In poche parole, Longobardo vede nel no al ddl Nordio “una battaglia di civiltà”.


















