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di Gigi Caliulo

Non doveva – né poteva, realisticamente – rappresentare la partita della svolta. Non doveva – né poteva, a maggior ragione – essere la sfida del riscatto, della speranza di una rimonta impossibile.
Poteva – e doveva – essere l’occasione per dimostrare quanto di buono ancora si può tirare fuori da un gruppo ch’era stato annichilito, appiattito ed abbrutito da scelte cervellotiche, esperimenti inspiegabili, assurde guerre di posizione interne allo spogliatoio.

E Salernitana-Catania è stata la partita che ha sancito il ritorno al calcio “ragionato”, alla voglia di colmare il gap non tanto numerico quanto caratteriale con le battistrada. È stata la partita del ritorno in panchina di Serse Cosmi. È stata la partita della “pace comunicativa” tra chi raccoglie le informazioni e chi offre spunti di interesse nel dopogara. Dopo mesi di approssimazione, di scontro “culturale” tra l’ostinazione di un tecnico che si intestardiva nel raccontare il proprio “falso positivo” alla piazza ed agli addetti ai lavori i novanta minuti dell’Arechi e il post partita hanno riportato Salerno, la Salernitana e l’ambiente a una dimensione di analisi accurata dopo un match che i granata hanno affrontato con la consapevolezza di avere di fronte “una squadra più forte”. E Cosmi – che ieri ha subito sfoderato il suo bagaglio di grinta, concentrazione e motivazione entrando subito a piedi uniti nella “cosa granata” – lo ha sottolineato con lucidità chiarendo che, d’ora in avanti, si lavorerà per arrivare ai playoff nel miglior modo possibile, con la giusta tensione ma senza “carichi eccessivi”. Da tecnico esperto, con pochi giorni a disposizione, il trainer perugino ha lavorato anzitutto sulla testa dei calciatori e – soprattutto – ha riportato le cose sui lineari binari di un calcio senza esperimenti forzati. Fiducia a Matino – a sorpresa – centrale tra i braccetti (prova estremamente positiva la sua) e Capomaggio di nuovo a centrocampo. Nell’intervallo due cambi (Achik, in pieno Ramadan, fuori per Anastasio e Quirini, altro “riscoperto”, per Longobardi) per dare una “lezioncina” di lettura a Toscano. La Salernitana – che pure non ha creato grandissime occasioni (un gol annullato, giustamente, e un rigore solare che avrebbe meritato giudizio diverso dall’arbitro) – ha preso trenta metri di campo e ha contenuto l’avversario aggredendolo nel suo territorio. Lo zero a zero finale è un messaggio di speranza. Si torna al calcio fatto di certezze e concretezza. Con la consapevolezza che la fase difensiva è stata messa nel mirino da Cosmi (e dal suo secondo Scurto) e che d’ora in avanti si potrà sperare in qualche “inciampo” di meno.
Salerno aveva bisogno di certezze e Cosmi – che non potrà fare di certo miracoli – qualcosina l’ha già fatta.
Giovedì sarà subito “test match” di alto profilo. I granata saranno di scena al Pinto di Caserta e la partita si preannuncia delicatissima, ché il Cosenza è ormai a uno sputo dalla Salernitana e il terzo posto un fortino da non farsi espugnare. Cosmi potrà lavorare ancora qualche giorno e conoscere meglio il suo gruppo. Non ci sarà spazio per esperimenti ma per “soluzioni” adatte alla situazione. Ad esempio Antonucci, apparso in netta ripresa nella mezz’ora giocata ieri, per affiancare Lescano e un centrocampo che – forse – non può permettersi l’assenza di un giocatore come DeBoer per liberare Capomaggio ed assicurare il giusto interscambio a Gyabuaa.
Ma la sensazione più forte è stata quella di un ritorno alle cose semplici, concrete eppure entusiasmanti. La Salernitana sembra aver voltato pagina e questa “ultima corsa” potrebbe davvero regalare nuove emozioni all’ambiente.