“Siamo a casa”. Con un messaggio secco e liberatorio sui social, BigMama mette fine a una settimana di paura e polemiche. Quello che doveva essere un semplice scalo tecnico di ritorno dalle Maldive si è trasformato in un incubo geopolitico per l’artista irpina. Tra chiusura dello spazio aereo, missili intercettati e una tempesta di odio sui social, la cantante si è ritrovata bloccata lontano dall’Italia mentre cercava solo di tornare a casa. L’odissea di Marianna Mammone, in arte BigMama, comincia il 28 febbraio. Il volo partito da Malé alle 10:15 doveva atterrare a Dubai per uno scalo di poche ore. Poco prima dell’arrivo, però, il pilota annuncia la chiusura dell’aeroporto.
L’aereo viene quindi dirottato a Fujairah. Da lì i passeggeri vengono trasferiti in pullman verso un hotel a Dubai. “La prima cosa che ho sentito appena entrata in camera è stato un missile intercettato sopra il nostro albergo“, racconta l’artista.
Da quel momento BigMama e la sua compagna decidono di non rientrare più nelle stanze. Preferiscono passare le notti nell’atrio dell’hotel insieme ad altri italiani bloccati. “Abbiamo iniziato a studiare lo scudo anti-missili. Tre boati fortissimi ci hanno scosso. La paura di morire ti fa dimenticare di essere vivo”.
Mentre l’artista viveva ore di angoscia negli Emirati, in Italia si scatenava il tribunale dei social, tra polemiche e disinformazione. C’è chi l’ha accusata di aver ricevuto trattamenti di favore o addirittura voli di Stato. Accuse alle quali BigMama ha risposto senza mezzi termini. “Io e la mia ragazza siamo rientrate con la stessa compagnia del viaggio originale. Il biglietto del 5 marzo l’ho pagato con i miei soldi, così come il taxi per l’aeroporto. Sono una cittadina italiana, pago le tasse e ho il diritto di chiedere aiuto al mio Paese, a prescindere dalle mie idee politiche”.
Durissime anche le parole rivolte a chi è andato oltre ogni limite. “Vergogna a chi ci ha augurato di morire lontani da casa. La vostra ignoranza spiega tante cose. Sono felice di non essere come voi”.
Nonostante il trauma, il racconto si chiude con un ringraziamento alla comunità italiana negli Emirati, definita dall’artista “una nuova famiglia di fratelli”, che ha offerto rifugio e supporto ai connazionali bloccati. Poi il pensiero si allarga oltre la vicenda personale. “Mi sento privilegiata perché sto scrivendo da casa mia. C’è chi la guerra la vive ogni giorno in posti molto meno sicuri. La guerra dovrebbe fare schifo a tutti. Dovrebbe fare schifo anche a te”. Ora BigMama è tornata a casa. Alle spalle restano i boati di Dubai e il veleno dei social, ma anche la consapevolezza di chi ha guardato il pericolo negli occhi e ha scelto di raccontarlo senza filtri.

















