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Dopo anni di segnalazioni e tentativi di dialogo con l’amministrazione comunale, 49 residenti del cosiddetto ‘Quadrilatero dei baretti di Chiaia’ passano alle vie legali. A renderlo noto è il Comitato ‘Chiaia viva e vivibile’, che annuncia la citazione in giudizio del Comune di Napoli per ottenere provvedimenti concreti contro i disagi legati alla “malamovida”. 

Al centro della protesta ci sono soprattutto i livelli di rumore notturno, ritenuti incompatibili con una normale qualità della vita. I rilievi fotometrici effettuati tra maggio e giugno 2022 in diverse abitazioni della zona mostrano valori ben oltre i limiti consentiti.

Secondo i dati, nelle ore notturne – tra mezzanotte e le 3 circa – le misurazioni hanno registrato livelli compresi tra 74 e oltre 83 decibel, a fronte di un limite massimo di 50 dB previsto dal piano di zonizzazione acustica del Comune per la fascia oraria 22:00-06:00. Gli sforamenti risultano quindi significativi, con picchi superiori ai 30 decibel oltre il consentito.

Le rilevazioni riguardano diverse strade del quartiere, tra cui via Bisignano a Chiaia, via Alabardieri, vicoletto Belledonne e via Fiorelli, e interessano vari piani degli edifici, segno – sottolineano i residenti – di un problema diffuso e non circoscritto.

“Dopo anni di inutili tentativi di dialogo con l’amministrazione comunale per trovare una soluzione ai disagi creati dalla malamovida – si legge nel comunicato – i cittadini hanno deciso di agire per vie legali affinché il Comune adotti tutti i provvedimenti necessari a restituire al quartiere vivibilità, sicurezza e decoro, nel rispetto dei diritti costituzionali di ogni cittadino, primo fra tutti quello alla salute”. 

Nel mirino anche l’elevata concentrazione di attività: sono 76 i locali presenti nell’area interessata, un numero che – secondo il Comitato – contribuisce a rendere ingestibile il fenomeno, soprattutto nelle ore notturne.

I residenti chiedono interventi immediati: maggiori controlli, rispetto degli orari, limitazioni alla diffusione sonora e un piano concreto per bilanciare le esigenze del divertimento con quelle di chi nel quartiere vive. La vicenda riaccende il dibattito cittadino sulla gestione della movida e sulla necessità di conciliare sviluppo economico e tutela della qualità della vita nei centri urbani.