La vera storia della Liberazione di Napoli dovrebbe essere studiata a scuola, raccontata sui muri della città, letta ovunque gli occhi di un turista possano poggiarsi. La Liberazione di Napoli ha il volto ed il coraggio di una donna: Maddalena “Lenuccia” Cerasuolo. Una scugnizza minuta di 23 anni, dalle mani già adulte perchè operaia e un fucile per intimorire il nemico.
Napoli non ha atteso gli alleati. Si è liberata da sola, tra il 27 e il 30 settembre 1943, con le famose Quattro Giornate. E a guidare quella rivolta popolare c’era la ragazza della Sanità: Maddalena Cerasuolo, per tutti Lenuccia.
Nata nel 1920 nel vico della Neve, operaia calzaturiera, il 28 settembre 1943 Lenuccia aveva solo 23 anni. Piccola ma tanto “scugnizza”, come la definì il generale inglese che la decorò, occhi scuri e immensi, mani rovinate dal lavoro di “apparecchiatrice di scarpe”. Pare indossasse sempre gonne lunghe e camicette nere. Era vestita come le ragazze della sua età, anche quando imbracciò la mitraglietta trovata per strada.
Quel giorno i tedeschi volevano far saltare il Ponte della Sanità. Una azione che avrebbe portato una spaccatura insanabile, il nemico voleva spezzare Napoli, isolare i quartieri, impedire i soccorsi. Lenuccia sparò. Difese il ponte accanto al padre Carlo, rifornì i partigiani, curò i feriti. Salvò la sua gente, difese l’ integrità del ponte che oggi porta il suo nome: Ponte Maddalena Cerasuolo, oggi dedicato a una partigiana.
“Non siamo eroi, siamo napoletani. Se ci toccano la casa, rispondiamo” racconterà il figlio Gennaro Morgese, decenni dopo. Casa di Lenuccia era la Sanità, la sua famiglia era Napoli.
Dopo la liberazione della città si arruolò volontaria nei servizi segreti britannici. Nel suo nome in codice c’era la sua Napoli: “Maria Esposito”, in seguito fu paracadutata al Nord dietro le linee nemiche. Una delle poche donne italiane decorate al valore dagli Alleati. Morì nel 1999, fiera.
Il messaggio di Lenuccia è corale: la libertà non è un regalo e non ha un fisico da eroe. Ha il volto di una ragazza minuta dei vicoli che sceglie di non piegarsi. Ha le mani di un’operaia che difende un ponte e una città.
Lenuccia salva il ponte che assicura la salvezza al suo popolo ma rompe tre muri costruiti da una storia raccontata con superficialità. Lenuccia ci insegna che la Resistenza non l’hanno fatta solo al Nord, solo gli uomini, solo i colti. La Storia è stata scritta al Sud, dalle donne, dalle operaie.




















