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“E un’idiozia”. Così lo scrittore Roberto Saviano, intervistato dai ragazzi del laboratorio radiofonico dell’università Federico II, F2 RadioLab, rispetto alle ‘accuse’ rivolte al suo romanzo Gomorra, che festeggia i 20 anni dalla pubblicazione, di aver ‘spinto’ alcuni ragazzi di Napoli a emulare i suoi protagonisti criminali. “A Napoli la criminalità c’è stata dai tempi borbonici – ha spiegato – e già allora i ragazzini prendevano le armi. Dare la colpa al racconto è un meccanismo di autodifesa da parte di chi dovrebbe occuparsene, ma la letteratura non è al servizio né delle Procure né della politica: oggi Napoli è la città più armata d’Europa”.
 
Gomorra ha ridotto la mia libertà, mi ha rovinato la vita, me l’ha distrutta”. Così Roberto Saviano racconta la sua esistenza sotto scorta ai ragazzi del laboratorio radiofonico della università Federico II, F2 RadioLab, a 20 anni dalla prima edizione (maggio 2006) del suo bestseller mondiale, oggi ripubblicato da Einaudi.
Certo – ha riconosciuto – è un privilegio vedere l’impatto che ha avuto sulla realtà”. E ai ragazzi che gli hanno chiesto se ancora oggi abbia paura, Saviano ha detto: “Io non ho mai smesso di avere paura, il lavoro vero è non essere codardo. La paura è una cosa sana, serve a proteggerti, la codardia è invece il veleno e cerco di tenerla lontana”.
Raccontando la sua vita negli ultimi 20 anni, Saviano ha spiegato che “il primo prezzo che si paga per raccontare è la diffamazione: si attacca il messaggero e non si affronta il messaggio. Il secondo è la reazione delle organizzazioni criminali arrabbiate con me perché queste storie sono arrivate a tutti, costringono la politica a fare qualcosa; avevano anche paura che la mia opera potesse essere usata contro di loro dai loro nemici. Le organizzazioni – ha proseguito – odiano chi racconta perché i tempi giudiziari sono lunghissimi, ma l’indignazione no: non è possibile fermare la letteratura ed ecco perché in modo maldestro hanno cercato di fermarmi. Le cose dette una volta arrivate, sono viste dalle persone e la parola diventa pericolosa quando è condivisa”.
“Secondo me oggi non c’è più la zona bianca, è diventato tutto grigio”, ha risposto poi a una domanda rispetto all’utilizzo della dicitura ‘zona grigia’ per descrivere quella zona d’ombra in cui agisce chi si muove al confine tra la legalità e l’illegalità. “La zona grigia – ha aggiunto lo scrittore – la usiamo come elemento culturale per descrivere il colletto bianco che fa affari con la criminalità, ma non è grigia per niente, anzi è perfettamente strutturale”. 
 
Il racconto è celebrare la resistenza, è la prova dell’amore per questa terra. Adesso so bene che Napoli è sommersa dai turisti, è ‘occupata’ dai turisti e questo ha cambiato il centro storico, ma davvero questo può cambiare Napoli? Davvero questo significa più ricerca, più posti di lavoro o è solo un palliativo?”. Lo ha detto lo scrittore Roberto Saviano, nel suo intervento all’incontro organizzato dall’Università degli Studi di Napoli Federico II ‘Gomorra 20 anni dopo 2006-2026’.
“La camorra si è adattata subito – ha proseguito Saviano -, ha investito in b&b, ha aperto attività, anni fa entrare nei Quartieri spagnoli era pericoloso, oggi chi tocca i turisti paga, perché i turisti sono una loro merce. Mi chiedo: sta davvero cambiando qualcosa o è solo apparenza?”.
Un quesito a cui, secondo Saviano, si può rispondere “solo studiando, dando la possibilità vera che le informazioni siano messe in circuito e che ci sia un approfondimento”.
Saviano nel corso dell’incontro ha parlato della Napoli di quando era ragazzo e del suo legame con la città e con la Federico II dove il suo posto preferito, era il cortile della Statue dove dava appuntamento agli amici e alle amiche “perché non si usavano ancora i cellullari come accade oggi e comunque io non lo avevo”, sotto la statua di Giordano Bruno. Un legame che qualche anno fa è stato suggellato con il conferimento del riconoscimento di ‘Illustre’ consegnatogli dal rettore dell’Ateneo, Matteo Lorito.