Dimettersi per diventare mamma, fingere di non voler un figlio per ottenere il lavoro, dichiarare di non desiderare una famiglia propria per evitare il licenziamento. La Campania lavoratrice è madre o padrona? Accoglie ma poi sfrutta, sfrutta e non premia, e a restare fanalino di coda ancora e sempre le mamme.
Ieri era la festa dei lavoratori e ci siamo occupati del gender gap ma esiste il dramma nel dramma: la donna campana al lavoro quando diventa mamma.
Tra il Primo Maggio e la Festa della Mamma passano dieci giorni. In calendario è un ponte. In Campania l’imbuto dantesco. Le tappe sono quasi uguali per tutte. Il nido che non c’è, la retta privata che supera lo stipendio, il capo che risponde con un part-time dimezzato. E dopo anni, il ritorno al lavoro quando il bimbo è un adolescente non è semplice per una società strutturata ancora male.
I numeri dicono il resto. Il gender gap sembra piccolo perchè Eurostat lo quota al 4,3%, l’ Istat al 5,6%. Ma sono le pensioni che rivelano il baratro: le donne prendono il 25,5% in meno su quelle anticipate, il 44,1% in meno su quelle di vecchiaia.
La Regione mette assi di legno con i nidi promessi dai fondi europei, voucher che finiscono in sessanta minuti, bonus che possono servire, ma non basteranno mai.
E così, finché il congedo sarà opportunità solo per le mamme, nessun ponte terrà mai.



















