Non solo un Sos degrado e sicurezza viabilità, lanciato nei giorni scorsi dalla rete sociale No Box – Diritto alla Città. Ma ora, all’Arenella, sarebbe a rischio “un’area di potenziale valore archeologico”. La segnalazione è di Ermete Ferraro, coordinatore del Circolo di Napoli dei V.a.s. – Verdi Ambiente e Società. L’allarme è in una pec inviata alla Soprintendenza e all’assessore comunale all’Urbanistica, Laura Lieto.
Nel messaggio, Ferraro si unisce “alle preoccupazioni espresse dalla Rete Sociale No Box, Diritto alla Città (cui V.a.s. Napoli aderisce) in merito al ripristino di una corretta e decorosa viabilità in via San Gennaro ad Antignano”. La strada, alla confluenza con via Conte della Cerra, è “tuttora interrotta parzialmente da una recinzione di cantiere – sottolinea Ferraro – pur essendo stata ultimata, dopo molti anni, la realizzazione di un muro di contenimento della frana del costone sovrastante”. Ma dove finisce il problema di decoro urbano e viabilità, inizia una sorta di mistero storico. O almeno, come tale è proposto dall’attivista dei V.a.s. “Riprendendo quanto segnalava già nel gennaio 2025 la stessa Rete No Box – scrive Ferraro -, faccio inoltre presente che la costruzione dell’attuale muraglione di contenimento occlude completamente un’area di potenziale valore archeologico, di cui erano state accluse alcune immagini fotografiche tratte da Google Maps”. Il cantiere in questione, infatti, è “sul tracciato dell’antichissima strada romana di collegamento “per colles” tra l’area flegreo-collinare col centro cittadino di Napoli, nota anche come Via Antiniana” ricorda Ferraro. Dell’antichissima strada “peraltro, a breve distanza, si possono tuttora ammirare alcune evidenze archeologiche a suo tempo salvate (archi con la tecnica dell’opus reticulatum, presenti nell’area antistante la stazione ‘ Salvator Rosa’ della Metropolitana di Napoli – Linea 1″. Allo stesso tempo, “un pezzo di muro con esedre, apparentemente di simile fattura, si trovava proprio di fronte al Distretto Sanitario dell’Asl Na 1– afferma l’esponente dei V.a.s -, seppellito per anni sotto l’abbondante vegetazione che ricopriva il muro di contenimento, sorretto da ingombranti contrafforti tuttora presenti”.

Allo stato, “dopo il recente – per quanto tardivo e incompleto – intervento di messa in sicurezza– sostiene Ferraro, allegando foto -, un brutto muraglione con mattoni di tufo ne impedisce totalmente la visuale. Dopo anni d’incuria e mancanza d’interventi appropriati, quindi, il rischio è ora quello di aver irresponsabilmente compromesso, o sperabilmente solo occluso, probabili resti di natura archeologica”. Guardando le foto del muro, i dubbi si moltiplicano. La vicenda meriterebbe quantomeno un approfondimento tecnico. Dal canto suo, Ferraro chiede un intervento urgente alla Soprintendenza, e “doverosi chiarimenti” all’assessorato all’Urbanistica.



















