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Mattinata dedicata all’ascolto, alla verifica delle condizioni di accoglienza e alla riflessione sul percorso educativo dei minori autori di reato per il Garante campano delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, Samuele Ciambriello.
La visita è iniziata presso la comunità Amistà di accoglienza per minori a rischio convenzionata con il Dipartimento per la Giustizia Minorile, una delle circa 70 comunità presenti in Campania che ospitano complessivamente 240 adolescenti sottoposti a misure alternative alla detenzione.
«Una comunità di accoglienza per minori – ha dichiarato Ciambriello – può rappresentare un’occasione per costruire e ricostruire la consapevolezza del reato, superare situazioni di disgregazione sociale, familiare e affettiva, contrastare la dispersione scolastica e favorire l’apprendimento di un mestiere. Qui, ad esempio, è attivo un laboratorio di pasticceria attraverso il quale i ragazzi realizzano servizi di catering per eventi, sperimentando percorsi concreti di responsabilizzazione e inclusione sociale».
Successivamente il Garante si è recato presso l’Istituto Penale per i Minorenni di Airola, dove è stato accolto dalla direttrice Giulia Magliulo e dal comandante Antonio Sgambato. Durante la visita ha incontrato i ragazzi presenti nella struttura, visitato gli spazi destinati alla socialità, i laboratori di pasticceria e ceramica, svolto colloqui individuali con alcuni minori e incontrato il personale dell’area educativa. Il Garante Ciambriello si è poi fermato insieme al suo staff a pranzo con i ragazzi. (Oggi pasta all’insalata, salsiccia e patate al forno).
Al termine della visita, Ciambriello ha espresso apprezzamento per il lavoro svolto all’interno dell’istituto: «I lavori di ristrutturazione in corso procedono regolarmente, pur causando disagi al personale sia agli ospiti e alle attività trattamentali. Desidero esprimere il mio apprezzamento alla direzione, alla polizia penitenziaria e a tutto il personale che, in una realtà complessa e delicata come quella minorile, continuano a svolgere il proprio compito con professionalità e spirito di servizio».
Il Garante ha inoltre richiamato l’attenzione sul costante aumento dei minori detenuti negli Istituti Penali per i Minorenni italiani. 
«Al 31 marzo risultavano presenti nei 20 IPM italiani (3 nuove carceri minorili aperte dal Governo quest’ anno) 587 ragazzi di cui 71 a Nisida e 19 ad Airola. Di fronte al disagio giovanile che può trasformarsi in devianza e successivamente in microcriminalità, non può essere il carcere l’unica risposta. Oggi ho incontrato giovani coinvolti anche in reati gravi, ma occorre interrogarsi sulle responsabilità condivise delle famiglie, della scuola, della Chiesa, delle istituzioni e della società civile. Serve un grande Patto educativo e di prevenzione capace di intervenire prima che il reato venga commesso».
 
«La vera domanda è – ha concluso Ciambriello – può essere solo la misura carceraria e di custodia la risposta semplice per chi passa dal disagio alla devianza e dalla devianza alla microcriminalità?  Questo tipo di carcere serve davvero a cambiare questi adolescenti a metá ? il carcere minorile deve limitarsi a far pagare un errore o deve invece offrire ai ragazzi la possibilità concreta di cambiare? Comunità educative e percorsi trattamentali hanno senso solo se riescono a trasformare il disagio in opportunità e a restituire alla società giovani consapevoli e responsabili».
 
Nella foto il garante Ciambriello e la Direttrice dell’IPM di Airola dr.ssa Giulia Magliulo