Una gara cinofila autorizzata all’interno del Parco Regionale dei Monti Picentini scatena un duro attacco alla gestione dell’ente e riapre il dibattito sul ruolo delle aree protette in Campania. Al centro delle contestazioni c’è il via libera concesso dal presidente del Parco, Francesco D’Angola, per una manifestazione in programma il 12 e 13 giugno, una decisione che viene definita dagli ambientalisti come l’ennesimo segnale di uno snaturamento della funzione originaria dell’area protetta.
Le critiche sono particolarmente severe perché i Monti Picentini rappresentano uno dei patrimoni naturalistici più importanti del Mezzogiorno. Un territorio che, ricordano associazioni e studiosi, era stato inizialmente candidato a diventare Parco Nazionale. Già negli anni Ottanta nacque un comitato interassociativo per sostenerne l’istituzione e nel 1991 il progetto trovò spazio nella legge quadro sulle aree protette. Successivamente, però, il percorso si fermò con la trasformazione in Parco Regionale.
Secondo i contestatori, la scelta di autorizzare una gara cinofila all’interno dell’area protetta sarebbe incompatibile con le finalità di tutela ambientale. Viene inoltre richiamata la normativa regionale sulla caccia che, secondo l’interpretazione degli ambientalisti, vieterebbe lo svolgimento di tali attività nelle aree protette e in determinati periodi dell’anno.
L’affondo si estende però all’intera gestione del sistema dei parchi regionali. “I Picentini hanno tutte le caratteristiche e la dignità di un Parco Nazionale”, sostengono gli ambientalisti, che denunciano anni di gestione condizionata dalla politica e da logiche estranee alla conservazione della natura.
Da qui l’appello rivolto all’assessore regionale all’Ambiente Fulvia Pecoraro affinché intervenga per una revisione complessiva delle politiche di gestione delle aree protette. “I parchi non possono trasformarsi in aziende faunistico-venatorie”, è il messaggio lanciato dagli oppositori dell’iniziativa. “La loro missione deve restare quella della tutela della biodiversità, della conservazione degli ecosistemi e della valorizzazione sostenibile del territorio”.




















