Tre anni. Tanto è passato da quel 12 giugno 2023 che segnò la fine di un’epoca politica. Silvio Berlusconi non è stato soltanto il fondatore di Forza Italia. È stato il perno attorno al quale, per quasi trent’anni, ha ruotato l’intero centrodestra italiano. E la politica italiana in generale.
La sua scomparsa ha lasciato un vuoto che nessuno, finora, è riuscito davvero a colmare.
Forza Italia continua ad esistere. Governa. Esprime ministri, parlamentari, amministratori. Eppure il partito non ha più quella forza attrattiva che derivava dalla presenza del suo leader. Così come il centrodestra vive uno stato di incertezza continuo. Berlusconi era il collante. Era il federatore. Era il nome capace di tenere insieme anime diverse e di parlare contemporaneamente agli imprenditori, ai moderati e agli elettori delusi dalla sinistra.
Da tre anni, nel mondo azzurro, c’è chi continua ad attendere una sola notizia: la discesa in campo di Marina Berlusconi. Un’ipotesi che torna periodicamente nel dibattito politico ma che, almeno finora, non ha mai trovato conferme concrete. Eppure il solo fatto che se ne continui a parlare racconta una realtà evidente: il berlusconismo non ha ancora trovato un successore naturale.
Nel frattempo il centrodestra si è riorganizzato attorno ad altri equilibri. Giorgia Meloni guida il governo e Fratelli d’Italia è diventato il primo partito della coalizione. Matteo Salvini continua a presidiare il suo spazio politico, però deve fare i conti con la presenza ingombrante di Luca Zaia. Ma la figura capace di raccogliere quella dimensione carismatica e popolare che fu di Berlusconi ancora manca.
Ed è proprio in questo spazio che qualcuno sta provando ad inserirsi. Dal Cavaliere al Generale.
Roberto Vannacci. Da mesi il suo percorso politico procede con una crescita costante. Consensi personali, presenza mediatica, mobilitazione territoriale. Elementi che ricordano, almeno in parte, alcune dinamiche già viste nella storia del centrodestra.
Naturalmente Vannacci non è Berlusconi. Ha una storia diversa. Un linguaggio diverso. Un elettorato diverso. Ma sta tentando di occupare quella posizione che nel centrodestra è sempre stata riservata a chi riesce a parlare direttamente al popolo senza passare dai tradizionali schemi di partito.
È una sfida ancora tutta da verificare. Ma il dato politico esiste. Tre anni dopo la morte del Cavaliere, il suo posto è ancora vacante. Forza Italia custodisce il simbolo, la storia e una parte importante della sua eredità politica. Ma l’erede non è stato ancora individuato.




















