Via il calcio (ed il Napoli) da Fuorigrotta: lo richiede lo spirito del tempo. Sul punto è categorico Giulio Pane, architetto e storico dell’architettura. Un’autorità in materia, già professore ordinario di Storia dell’Architettura alla Federico II. “La questione urbanistica è quella che preme di più – spiega – ed è certamente sbagliato conservare un affollamento mostruoso di persone, di movimenti e di mezzi allo stadio San Paolo/Maradona”. Perché il dibattito sullo stadio a Napoli ferve, e ci si azzuffa sulle argomentazioni più disparate. Tuttavia, “questo non l’ha pensato nessuno fino al momento“. Sembra l’uovo di Colombo. Prima di parlare di come fare lo stadio, si dovrebbe esaminare dove farlo. Anche partendo da un’analisi dell’attuale ubicazione, a quasi 70 anni dal varo dell’impianto. “Tutto quello che stanno pensando – afferma Pane – ignora questa elementare esigenza, che è quella di semplificare e di ridurre le problematiche legate al traffico, che si verificano a ogni piè sospinto”. Insomma, la “prima problematica è di carattere urbanistico”.
Lo storico dell’architettura suggerisce, dunque, di mettere in cima all’agenda la delocalizzazione. “Da questo punto di vista, secondo me – dice -, il presidente del Napoli, De Laurentiis, ha perfettamente ragione a volerlo spostare. Per ragioni che magari non coincidono con le sue, io dico che sono di carattere prevalentemente urbanistico”. Secondo il professore, “non è possibile creare ancora un affollamento, 80.000 persone nello stadio significano un disastro domenicale e infrasettimanale, perché ormai le partite si fanno pure di notte”. Il Comune di Napoli però non è di questa idea. C’è un progetto di riqualificazione già annunciato. C’è l’obiettivo degli Europei 2032. Anche qui Pane fa delle osservazioni. “La cosa fondamentale è rimuovere la copertura” sostiene. ‘L’involucro’ è l’emblema della ristrutturazione per Italia ’90, sempre molto discussa. “L’intervento che fu fatto per i mondiali del 1990 – sottolinea Pane – è invasivo, fortemente aggressivo nei confronti di questa struttura”. Lo storico ricorda come il San Paolo – oggi stadio Maradona e in origine stadio del Sole – “all’epoca in cui fu costruito ebbe notevole fama, perché si trattava di una elegante forma di struttura, tra l’altro studiata anche presso l’Istituto di Scienza delle Costruzioni della Facoltà di Architettura”. In particolare “posso dire che – aggiunge il professore – sulla sezione che riguarda la cavea, dove sono disposti i posti, fu effettuato un interessante esperimento di fotoresistività. Questa cosa me la ricordo bene perché ero studente all’epoca e quindi mi fu illustrata da docenti di prim’ordine, che avevamo nei nostri corsi di scienza delle costruzioni, come Salvatore Di Pasquale e altri”.
Per il futuro, invece, “si può studiare anche un altro tipo di copertura, un velario o qualche altra cosa che possa risultare molto più leggera di quella che è stata fatta, se necessario”. Altrimenti lo stadio di Fuorigrotta potrebbe tornare alle origini, tolta la copertura: “È nato così e resti così”. Un ritorno al passato, purché si risolva il nodo urbanistico. “La destinazione – argomenta Pane – può essere ancora quella di uno stadio di carattere sportivo, però destinato all’atletica, che invece vogliono abolire. Si legge che anche la pista di atletica andrebbe fuori”. Fosse per Pane, il Maradona “andrebbe organizzato come un grande centro polisportivo, esclusi naturalmente gli eventi calcistici”. Il Napoli, col suo seguito di passione, dovrebbe traslocare “in un’area molto più facilmente accessibile, si parlava di Quarto, di altre località fuori del comune di Napoli”. Basta non sia più “in centro città, nel modo più assoluto”. Per il professore, “queste cose vanno costruite fuori della città”. Prendiamo lo stadio di Bari. “È è fuori del centro – rimarca Pane -. Tra l’altro è stato costruito da primari tecnici, come Renzo Piano”. E se “si è fatta questa scelta a Bari, non si vede perché non si debba farla a Napoli”. A detta dello storico, qui “c’è sempre il vizio di voler fare tutto nello stesso posto, un altro problema immenso”. La rotta dovrebbe essere opposta, nell’opinione di Pane. “Noi dobbiamo uscire dalla problematica napoletana e – evidenzia – cominciare a parlare di città metropolitane, quindi di allocazioni, di funzioni in periferia, fuori dal centro. Il centro urbano non solo attualmente è iper-congestionato, ma lo diventerà sempre di più”. Non solo per il calcio.




















