Una voce che attraversa le sbarre per unirsi all’onda arcobaleno della città. È arrivata in questi giorni al Napoli Pride una lettera scritta a mano dalle detenute transessuali del Reparto Infermeria (6° Sezione) del Carcere di Secondigliano. A raccogliere questo appello è Antinoo Arcigay Napoli, che da tempo opera, insieme ad altre associazioni come Associazione Trans Napoli e Pride Vesuvio, all’interno della struttura penitenziaria per garantire supporto e vicinanza alle detenute attraverso lo sportello di volontariato “Al di là del Muro”.
Un messaggio corale, firmato ‘Le Sirene di Secondigliano’, indirizzato alle istituzioni e a tutta la comunità, per “rivendicare dignità, diritti e veri percorsi di reinserimento”. “In Italia la politica controlla tutto, per questo le donne trans in carcere devono ottenere ciò che vogliono in modi primitivi – si legge nell’incipit della missiva – Quindi in modo corale, attraverso la potenza della parola chiediamo allo Stato: parità, uguaglianza e inclusività di genere negli istituti di pena della regione Campania”.
Le detenute non chiedono sconti, ma un sistema penitenziario che curi “l’aspetto umano, sociale e psicologico del reo”, in modo da “garantire un riscatto sociale equo e prevenire le recidive”. La loro è una richiesta di “visibilità e umanità”: “Noi siamo la voce più bassa, la voce muta che non si sente, vogliamo far sentire la nostra voce, siamo detenute ma ci siamo. Non siamo solo qui a scontare la pena!”. A chiudere la lettera, un potente messaggio di non violenza: “Noi sappiamo che l’antidoto di tutto ciò è la pace”. “Questa lettera è un grido di speranza e di rivendicazione che non possiamo, e non vogliamo, ignorare – ha detto Rosa Rubino, attivista di Antinoo Arcigay Napoli che segue in prima persona le detenute trans di Secondigliano .
Il carcere troppo spesso rischia di trasformarsi in un luogo di dimenticanza, dove l’identità e la dignità vengono annullate”.
Un messaggio corale, firmato ‘Le Sirene di Secondigliano’, indirizzato alle istituzioni e a tutta la comunità, per “rivendicare dignità, diritti e veri percorsi di reinserimento”. “In Italia la politica controlla tutto, per questo le donne trans in carcere devono ottenere ciò che vogliono in modi primitivi – si legge nell’incipit della missiva – Quindi in modo corale, attraverso la potenza della parola chiediamo allo Stato: parità, uguaglianza e inclusività di genere negli istituti di pena della regione Campania”.
Le detenute non chiedono sconti, ma un sistema penitenziario che curi “l’aspetto umano, sociale e psicologico del reo”, in modo da “garantire un riscatto sociale equo e prevenire le recidive”. La loro è una richiesta di “visibilità e umanità”: “Noi siamo la voce più bassa, la voce muta che non si sente, vogliamo far sentire la nostra voce, siamo detenute ma ci siamo. Non siamo solo qui a scontare la pena!”. A chiudere la lettera, un potente messaggio di non violenza: “Noi sappiamo che l’antidoto di tutto ciò è la pace”. “Questa lettera è un grido di speranza e di rivendicazione che non possiamo, e non vogliamo, ignorare – ha detto Rosa Rubino, attivista di Antinoo Arcigay Napoli che segue in prima persona le detenute trans di Secondigliano .
Il carcere troppo spesso rischia di trasformarsi in un luogo di dimenticanza, dove l’identità e la dignità vengono annullate”.




















