“Quando vedemmo i video delle violenze restammo sconvolti, sono abituato per professione a vedere scene violente, di omicidi, pestaggi, ma non ci saremmo mai aspettati una cosa del genere da parte di servitori dello Stato”.
Usa parole durissime, il pubblico ministero Alessandro Milita, nella sua requisitoria al maxiprocesso per le violenze avvenute nel carcere di Santa Maria Capua Vetere il 6 aprile del 2020, un procedimento giudiziario che vede imputate 105 persone, quasi tutti agenti penitenziari, funzionari del Dap e medici dell’Asl.
Requisitoria incentrata sui video
“Era inimmaginabile e lascia sgomenti, specie allora che c’erano tanti morti per il Covid e ci si poteva contagiare con un semplice contatto”, sottolinea Milita, attualmente procuratore aggiunto a Napoli, che aggiunge: “e nel mondo penitenziario a vari livelli tutti sapevano cosa era capitato. Eppure sin da subito si fece di tutto per depistare le indagini”.
La requisitoria, iniziata oggi all’aula bunker del carcere, proseguirà per altre sette udienze (si va in aula ogni lunedì e mercoledì) fino alla pausa estiva, prevista da fine luglio a settembre.
Milita ha voluto sottolineare il contributo fondamentale reso dal magistrato di sorveglianza Marco Puglia, il primo a scoprire e denunciare le violenze.
Rivolgerndosi ai giudici si dice più volte “indignato”; usa spesso aggettivi rafforzativi, come quando parla del presunto accordo tra il medico Asl in servizio al carcere, Raffaele Stellato (imputato) e la polizia penitenziaria, teso a far apparire, con tanto di referti ritenuti falsi, che il 6 aprile ad avere la peggio durante la perquisizione straordinaria fossero stati gli agenti: “è terrificante questo accordo”, dice Milita, “un medico che dovrebbe curare le persone, che siano agenti o detenuti, ed invece referta lesioni per i 15 detenuti da trasferire a cui però non dà neanche una prognosi, o una cura, e ciò solo per mettersi al riparo da eventuali sospetti del carcere dove sarebbero approdati.
E invece referti per gli agenti cui dà giorni di riposo per presunte lesioni, pur se non hanno avuto nulla”.





















