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“E’ inaccettabile oltre che autodistruttivo precludersi la possibilità di vincere le prossime elezioni politiche.
La conventio ad excludendum, già di per sé fallace, diventa una scelta suicida in politica nel momento in cui chi la pratica non solo non se lo può consentire, a ragione dei numeri, ma anche perché è un modo balzano di fare politica.
La politica e’ inclusione, è lungimiranza, implica l’attitudine ad aprire nuovi scenari, a delineare prospettive inesplorate.
Non contempla l’esercizio dell’arte di farsi del male, di tarparsi le ali. Per non parlare della spudorata abitudine di regalare terreno alla destra, che sottende ad una enorme immoralità (del gesto)nei confronti degli elettori e dell’Italia intera.
Intendo riferirmi alla “puzza sotto al naso“ che ad ogni piè sospinto, soprattutto sotto elezioni, contagia alcuni esponenti di partiti politici della sinistra fino a spingerli ad attaccare o, comunque, a mettere al bando personalità di centro, che avranno anche un “passato ingombrante” (in politica chi non ce l’ha) ma che dimostrano ancora oggi un grande acume politico e godono di una considerevole stima a livello nazionale ed internazionale.

E’ ovvio che non lo citerò, perché chi legge capirà, mi limiterò solo ad evidenziarne i comportamenti. Innanzitutto, è l’unico che ha ingaggiato una battaglia corpo a corpo con la Meloni, non perde occasione, infatti, di rinfacciarle tutti i punti programmatici non realizzati ( riforme costituzionali, mancanza di copertura economica dei progetti), tutte le bugie propinate agli italiani, la sua sudditanza nei confronti dell’impresentabile Trump, oltre a denunciare tutti i problemi che opprimono gli italiani (costo energia, costo carburante, liste di attesa lunghe, carovita, trasporti, pressione fiscale, salari stagnanti).

Per non tacere poi della sua lunga carriera politica, costruita dal basso, e non dall’alto, come è successo ad alcuni privilegiati, con esperienze negli enti locali di prima fascia. Esperienza che lo ha temperato, consentendogli di conquistare la guida del più grande partito, portandolo a percentuali bulgare, e, quindi, a conquistare la Presidenza del Consiglio dei Ministri. E che dire dell’ideazione della più grande kermesse politica, dove si sono alternati negli anni importanti personaggi appartenenti al mondo della cultura, dell’imprenditoria e della finanza.

E, ciliegina sulla torta, eè uno che parla a braccio, dote che hanno solo i cavalli di razza. E’ diretto, convincente, persuasivo. In una battuta (in una parola), un vero leader. A tutto voler concedere, e’ anche un bel po’ antipatico. Quindi al di là delle paturnie, delle paure, delle finte preoccupazioni, degli interessi meschini, penso sia arrivato il momento di “sdoganarlo”e proiettarlo nella parte alta del panorama politico nazionale, dove è sempre stato e dove da’ il meglio dì se’.

Ed allora, cosa aspettiamo, consentiamogli di rafforzare quello spazio politico che è indispensabile al centro sinistra per realizzare una solida alternativa e vincere la sfida con un centrodestra tutt’altro che …..in ritirata, ma certamente, a corto di idee.
Ed invece, a cosa dobbiamo assistere, in luogo di alimentare il tentativo di costruire una solida area di centro, che porterebbe benefici effetti a tutta la coalizione, che fanno i soloni di turno, frappongono ostacoli alla realizzazione del progetto, per puro spirito masochista. Oppure per rimanere duri e puri? In politica? Ma stiamo scherzando, in politica non esistono “vergini’.

La politica è realismo. E’ azione. E’ rischio. E mi fermo qui. E’ necessario favorire, in tempi brevi, la composizione o ricomposizione di un polo di centro che intercetti un certo tipo di elettorato, composto da persone che hanno senso di responsabilità, nutrono aspirazioni autentiche, chiedono una partecipazione consapevole, insomma che sia attrattivo.

E, soprattutto, che, appunto, che apra le porte a questi nuovi individui, uomini e donne, rappresentanti di tutti i ceti professionali e produttivi che hanno voglia di mettersi in gioco, ma che sono stati tenuti ai margini da un modo di far politica “antiquato”, superato, autoreferenziale, fatto solo per gli addetti ai lavori, cioè per coloro che vivono di politica.
Energie nuove al servizio di un progetto di riscatto del Paese, dalle grandi potenzialità, che infonda ottimismo nelle nuove generazioni e speranze nelle vecchie.

Dobbiamo fare in modo di ricucire gli strappi intergenerazionali, favorire l’armonia tra i boomer e i millennials, chiamare ad un impegno politico tutti. Chiamare a raccolta i migliori cervelli presenti nella società, dare loro netta la sensazione di poter rivoluzionare il modo di far politica, sia per quanto riguarda le regole di ingaggio sia per quanto attiene alla effettiva partecipazione alla vita politica.

In tutto ciò vi è anche una necessità, contrastare la deriva a destra, che ora proviene da un personaggio di rara fattura, formatosi non si sa bene in quale scuola politica, il quale più che promuovere una visione moderna della politica di destra, riaccende paure, suscita allarmismi, risveglia vecchi stereotipi.
Senza un progetto politico culturalmente e socialmente ispirato, si è imposto, questo bisogna riconoscerlo, all’attenzione della opinione pubblica, interpretando i sentimenti più retrivi, e raccogliendo desaparecidos dei vari partiti di centrodestra, che non avendo più prospettive politiche hanno pensato bene di schierarsi con l’uomo del momento, senza porsi la benché minima preoccupazione sulla pericolosità delle idee che propugna. “Ca va sans dire”, lo hanno fatto solo per un tornaconto personale, senza pensare minimamente al bene del Paese e infischiandosene altamente dei rischi che può innescare la diffusione di un pensiero non strutturato ma solo declinato in base alle pulsioni del momento.
Mi riferisco, ovviamente, al novello Torquemada, che, come detto, senza arte ne’ parte, ha creato un movimento politico dall’oggi al domani, grazie anche alla formidabile occasione fornitagli dall’uomo “del ponte”. Si, proprio lui, quello a cui piace disegnare le autostrade sul mare, dimenticando di quale fine abbia fatto la pedemontana, senza avere ovviamente alcuna competenza ingegneristica, non solo per non aver conseguito la laurea al Politecnico di Milano ma per non averla mai conseguita.
A tal proposito, devo spezzare una lancia in favore dello studente scavezzacollo, perché va detto che per ricoprire in politica e, soprattutto a livello istituzionale, ruoli di prestigio non è richiesta da nessun bando la laurea, anzi a volte può rappresentare addirittura un handicap.
Ho citato l’esempio del formidabile insurrezionalista, per indurre tutti coloro che hanno a cuore le sorti della buona politica, fatta di programmi innovativi, passioni , emozioni, idee rivoluzionarie,
ad una sana autocritica per ritrovare lo spirito unitario dei bei tempi, per rilanciare una iniziativa politica che riaccenda gli animi. Questo e’un grande Paese e merita di meglio, ma non perché da quest’altra parte politica ci siano persone migliori delle altre, ma perché sanno suscitare, quando vogliono, speranza.
L’unica precondizione e’ quella di togliersi la spocchia dei primi della classe.
Non serve essere i primi ma comportarsi da primi, per autenticità di idee, di proposte, di programmi e, quindi, capaci di far intravedere il futuro.
L’unione non è solo una sommatoria di sigle bensì una contaminazione di patrimoni valoriali, di storie e quant’altro.
Ben venga chi porta valore aggiunto, indispensabile per creare una nuova stagione del centrosinistra.
Nel campo del centro che guarda a sinistra, vi sono delle forze che erano destinate a stare insieme, eppure vi è stata la diaspora, senza che si siano capite le vere ragioni.
Oggi specularmente, pensando al caudillo, mi chiedo dove poteva arrivare quell’alleanza tra forze centriste e progressiste? Molto lontano, ritengo.
Va quindi perseguito l’obiettivo di riunificarle o comunque occorre costruire una forte presenza di quell’area, che copra uno spazio importante. Oserei dire, dirimente.
Solo così si rafforza il centrosinistra e si vince.
Facciano le forze politiche tutte un bagno di umiltà e lancino una sfida consapevole al centrodestra. Solo così potremo raggiungere l’obiettivo sperato.
Serve, quindi, un esercito per poter affrontare e vincere la guerra, alla cui guida ci siano uomini che conoscono bene “le strategie militari”.
Rinforziamo la guida e tutti insieme costruiremo una leadership capace di persuadere e coinvolgere il Paese sulla bontà ed originalità del progetto politico. Serve al centrosinistra ma serve soprattutto al Paese”.

Stanislao Lucarelli