“Sei un criminale”. Così il pm Alessandro Milita si è rivolto durante la requisitoria del maxiprocesso per le violenze commesse nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, all’imputato Gaetano Manganelli, ex comandante delle polizia penitenziaria del carcere casertano (attualmente comandante al carcere di Salerno); per lui è stata richiesta una pena alta, di 14 anni. Un imputato di peso cui Milita contesta la condotta “furba” di essere rimasto lontano dalle violenze, visto che Manganelli non girò per i corridoi delle sezioni del reparto Nilo dove i detenuti venivano malmenati, ma rimase nel suo ufficio.
Eppure per Milita, Manganelli è responsabile, come il comandante Colucci, per il quale sono stati chiesti 21 anni, di tutti i reati, dalla tortura alla morte di Hakimi al depistaggio; sapeva dei detenuti pestati, sapeva delle loro sofferenze, in particolare dei pestaggi subiti dai 15 ritenuti facinorosi perché considerati i capi della protesta che c’era stata la sera prima del 6 aprile per la positività al Covid di un recluso. Contro di loro Manganelli fece delle contestazioni disciplinari.
“Come fai a fare provvedimenti disciplinari per persone pestate, per dei poveracci che sai perfettamente essere stati pestati. Lo trovi lei il termine – dice Milita girandosi verso Manganelli, presente in aula con il suo avvocato – io ho scritto aberrante, si può dire mostruoso. Lei lo sa, e lo moltiplichi per un miliardo”. Milita contesta a Manganelli la condotta avuta durante le indagini, quando l’imputato disse di essere rimasto sempre chiuso nel suo ufficio, e durante il processo, quando cambiò versione dicendo di essersi mosso dall’ufficio per occuparsi del trasferimento dei 15 detenuti.




















