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Temptation Island può davvero essere considerato la morte sociale?

Ogni anno, a luglio, il pubblico italiano si divide. Da un lato abbiamo chi, vedendolo come momento sociale, non ne perde una puntata e chi, ritenendosi più borghese intellettualmente, ne rifiuta la visione. Non, però, la condivisione.

Il fatto che non si perda momento per parlarne, sia che lo si innalzi che lo si critichi non fa altro che aumentare il suo peso sociale. Un peso che per quanto mi riguarda dovrebbe essere appannaggio unicamente del secchio dell’umido.

La contestualizzazione è terrificante e, vedendolo, il riso è l’ultimo delle emozioni che dovrebbe suscitare. Cosa c’è da ridere? Lo stigma di un contesto sociale che ormai non ha più prospettive di uscita? In quale parte del programma c’è il momento di gratificazione nel quale si dice “che fortuna non essere così!”?

Siamo indottrinati ad essere quello che guardiamo. Anche se c’è la consapevolezza di esserne distanti e di guardarlo da dietro una vetrata come se fossero scimmie allo zoo, non ci si rende conto che dietro di noi, proprio dietro il divano, ce n’è un’altra, di vetrata, che ci rende esattamente uguali a loro.

Ma in questo caso la domanda sorge un po’ da sé: cosa si sta cercando di combattere quando le tv si riempiono di crimini, aggressioni e molestie, se più volte a settimana viene deliberata una programmazione televisiva che legittima e giustifica qualsiasi forma di amore irrispettoso?

È il caso, come nell’ultima puntata, del tanto atteso falò tra Iris De Lorenzis e Andrea Petrarol. Durante l’incontro lei ha cercato, in tutti i modi, di far valere il suo diritto di essere ascoltata, la sua voglia di stare bene avendo come risposta una noncuranza da parte del fidanzato concentrato unicamente sul fatto che lui non riuscisse a stare senza di lei. Amore? No, egoismo e tossicità.

Per non parlare delle affermazioni di Sabrina Soussi, fidanzata di Giovanni, la quale, dopo aver avuto atteggiamenti del tutto irrispettosi nei suoi confronti, appena nota un distaccamento da parte di lui afferma: “perché se tu sei innamorato veramente, piangi, soffri e stai in silenzio a vedere quello che faccio io”. Amore? Direi di no. Possesso e vendetta? Assolutamente.

Ma, a questo punto, Temptation Island può essere davvero considerato un programma che racconta l’amore? Qui siamo lontanissimi dall’amore. Temptation Island è il più grande specchio dell’addomesticamento e anestetizzante culturale dei nostri tempi.

È tutto quello che noi siamo. E tutto quello che riteniamo interessante. E dire questo, è dire tutto. Quindi, in conclusione, Temptation Island non è la morte sociale. La morte sociale siamo noi. Soprattutto quando crediamo che non ci riguardi.