Una richiesta di restituire 1440 euro, per la sola annualità 2016, con contestuale messa in mora. L’ha inviata il Comune di Napoli a Giovanna Lo Giudice, consigliera Pd alla Municipalità Soccavo Pianura. Le stesse raccomandate, con importi variabili, gli uffici di Palazzo San Giacomo le stanno inviando ad altre decine di consiglieri municipali ed ex. Una conseguenza dell’indagine della Procura regionale della Corte dei conti (titolare il vice procuratore generale Ferruccio Capalbo), la quale ipotizza irregolarità nell’erogazione dei gettoni di presenza nelle commissioni municipali. Si tratta del primo passo di una partita lunga e complessa. Nell’atto notificato ai consiglieri, gli uffici comunali avvertono che “l’attività di verifica amministrativa è tuttora in corso per le mensilità e le annualità successive”.
Lo Giudice ha formulato istanza di accesso agli atti per le commissioni contestate, per verificare la completezza e la correttezza dell’istruttoria svolta, accertare i fatti posti a fondamento della contestazione, predisporre le memorie difensive. Ma la consigliera dem è la prima ad uscire allo scoperto, tra i tanti che negli ultimi giorni hanno ricevuto richieste di restituzione, nelle dieci Municipalità cittadine. “La documentazione conferma che – dichiara – il Comune ritiene oggi non conformi alcune sedute di commissione svolte ormai dieci anni fa e ne richiede la restituzione delle somme percepite. Proprio questa impostazione mi porta a pormi interrogativi ancora più profondi. Se le procedure erano realmente irregolari, come è stato possibile che abbiano attraversato per anni tutti i livelli amministrativi senza che nessuno intervenisse? E se esistevano difetti procedurali, perché i controlli interni non li hanno rilevati tempestivamente?“.
A Lo Giudice preme sottolineare “l’approccio adottato in questa vicenda”. “Si rischia di trasformare la partecipazione politica – sostiene – in una colpa e di scaricare sugli eletti responsabilità che appartengono a un sistema amministrativo ben più ampio e complesso. Con questa richiesta, più che fare chiarezza, sembra essersi avviata una vera e propria caccia alle streghe che finisce per mettere sul banco degli imputati centinaia di consiglieri, colpevoli soltanto di aver partecipato a procedure che per anni sono state convocate, verbalizzate, controllate e liquidate dagli uffici competenti senza alcuna contestazione”. Alla consigliera “sembra evidente che eventuali responsabilità debbano essere accertate, ma appare difficile comprendere come l’intero peso della vicenda possa essere concentrato esclusivamente sui consiglieri, mentre resta sullo sfondo il ruolo della struttura amministrativa che quelle attività ha autorizzato, registrato e liquidato”. Secondo Lo Giudice, “più che un percorso finalizzato a ricostruire con rigore quanto accaduto, l’operazione rischia di apparire come un grande strumento di distrazione di massa, utile a spostare l’attenzione dalle inefficienze generali dell’amministrazione e dalle mancate attività di controllo che si sono protratte nel tempo”. In poche parole “se davvero per oltre vent’anni un intero sistema ha operato secondo modalità che oggi vengono considerate non conformi, allora non basta presentare il conto ai consiglieri. Occorre spiegare ai cittadini e agli stessi amministratori locali dove si è interrotta la catena dei controlli, chi ha assunto le decisioni, quali uffici avrebbero dovuto intervenire e perché ciò non sia avvenuto”. Nel frattempo, “la città reale continua a fare i conti con problemi ben più urgenti – aggiunge la consigliera -. Dalle periferie dimenticate al Centro Storico segnato dalla violenza e dal degrado, fino alle criticità di Bagnoli e dei quartieri residenziali, il divario tra le esigenze dei cittadini e le priorità dell’amministrazione appare sempre più evidente”. A detta di Lo Giudice, “quando un’amministrazione riduce la propria azione a una mera questione contabile e sceglie di privatizzare o smantellare servizi essenziali, dalla gestione delle case popolari alla tutela dei beni comuni come l’acqua, perde la propria missione fondamentale: stare dalla parte delle persone e delle comunità più fragili“. Inoltre, la consigliera assicura: “Per quanto mi riguarda, continuerò a difendere il valore della partecipazione democratica e il ruolo delle Municipalità come presìdi fondamentali di vicinanza ai cittadini”.



















