Il sindaco di Avella, Vincenzo Biancardi, prende posizione dopo un passaggio del podcast pubblicato su YouTube da Roberto Saviano sulla vicenda dell’attentato a Sigfrido Ranucci. Al centro della replica c’è l’espressione “terra di clan”, utilizzata dallo scrittore nel collocare geograficamente Avella e Sperone, al confine tra le province di Avellino e Napoli. Una definizione che, secondo il primo cittadino, rischia di restituire un’immagine ingiusta e generalizzata del territorio e di ferire una comunità che non si riconosce in quella rappresentazione.
Biancardi ribadisce il pieno rispetto per il diritto di cronaca, per l’attività d’inchiesta e per il lavoro di chi affronta i temi della criminalità organizzata, ma rivendica la storia, il patrimonio e il tessuto sociale di Avella. Nella lettera aperta invita inoltre Saviano in città per un confronto pubblico su camorra, mafie, violenza e libertà d’informazione. “Avella è altro”, sottolinea il sindaco, richiamando il valore di famiglie, giovani, lavoratori, associazioni e volontari che ogni giorno contribuiscono alla vita del paese.
La lettera integrale
“Egregio Roberto Saviano, sono Vincenzo Biancardi, Sindaco del Comune di Avella, e Le scrivo in riferimento al podcast da Lei pubblicato su YouTube relativo alla vicenda dell’attentato a Sigfrido Ranucci, nel quale propone una ricostruzione dei fatti e alcuni degli elementi emersi dalle indagini.
Senza entrare nel merito della vicenda, di cui se ne occuperanno i competenti organi, e, fermo, il diritto di un giornalista, di uno scrittore ad approfondire fatti così gravi, sono con questa mia a sottoporre, alla Sua attenzione, una considerazione sul paese che amministro e sulla Comunità che rappresento.
Nel Suo racconto Avella viene citata più volte quale luogo ove i soggetti coinvolti nel vile gesto partivano e nel quale facevano ritorno. È un dato della ricostruzione e, evidentemente, non c’è nulla da eccepire.
Mi ha colpito, tuttavia, un passaggio della sua ricostruzione: nel collocare geograficamente Avella e Sperone, al confine tra le province di Avellino e Napoli, Lei l’ha apostrofata “terra di clan”. So bene che una frase va contestualizzata e non le attribuisco intenzioni che SICURAMENTE non aveva.
Ma chi amministra un territorio sa anche quanto le parole possano pesare, soprattutto quando fanno da corredo al nome di una Comunità. Ed è per questo che sento di dirLe che Avella non è una “terra di clan”. Precisarlo significa rifiutare una definizione che, se riferita indistintamente a un territorio e alla sua gente, rischia di raccontare per ciò che non è.
Semplicemente emerge che le persone coinvolte in questa vicenda avevano stabilito la propria residenza ad Avella, ma provenienti da altre realtà senza avere – tra l’altro – particolari radicamenti nel nostro paese né una presenza attiva e fattiva nella vita sociale. Avevano scelto una casa ad Avella. Questo, con ogni evidenza, non può fare di Avella la casa delle loro eventuali responsabilità.
Quelle responsabilità, se e quando saranno definitivamente accertate, saranno personali. Ed essi, ESCLUSIVAMENTE ESSI, saranno chiamati a risponderne nei modi e nelle forme che la magistratura riterrà giuste.
Avella è altro. È una città antica. Gode di una storia che è di un patrimonio archeologico, culturale e paesaggistico che cerchiamo ogni giorno di custodire e valorizzare. Ma, ancor prima Avella è il Suo popolo: famiglie, giovani, lavoratori, commercianti, professionisti, associazioni, volontari che quotidianamente conducono una vita operosa, che costruiscono la reputazione della propria Comunità molto più di quanto possa comprometterla il comportamento di pochi.
E proprio per quanto sin qui detto non vogliamo sottrarci al tema che Lei affronta e che combatte non senza fatica e responsabilità da tanti anni ed ha tutta la Nostra solidarietà. Avella ospita sempre momenti di confronto sulla legalità e colgo l’occasione per invitarLa ad Avella a conoscere personalmente questa realtà e la nostra comunità. E, se vorrà, venga a parlare di camorra, di mafie, di violenza e di libertà di informazione.
La accoglieremo e metteremo a disposizione uno dei luoghi della nostra città perché questi temi possano essere affrontati apertamente, con la forza delle parole, della conoscenza e del confronto. La considero un’occasione importante per la comunità e, soprattutto, un modo per ribadire insieme che nessun territorio può considerarsi estraneo alla responsabilità di contrastare la criminalità e che le Comunità hanno un ruolo principale e di presidio nel difendere ogni giorno gli spazi della legalità e della convivenza civile.
Le scrivo quindi per tutelare l’immagine di Avella da una rappresentazione nella quale la sua Comunità non si riconosce e, allo stesso tempo, per rinnovare una disponibilità piena al confronto su temi rispetto ai quali non possono esserci ambiguità”.
















