Si tratta di una questione già affrontata, quello del campo di gioco a San Giorgio del Sannio è tema caldo, perchè non è solo sociale ma anche politica. E’ questione di gestione, di manutenzione, di chi deve giocare, se è meglio l’erba naturale o il sintetico, o addirittura tornare alla terra battuta.
Sembra di essere tornati indietro di tanti anni e a pagarne le conseguenze è il paese, quello che si è appassionato alle gesta del San Giorgio capace di arrampicarsi fino alla Promozione a suon di vittorie e, soprattutto, riavvicinando tifosi, curiosi e gruppi organizzati. Cosa che mancava da un po’.
E sono proprio questi ultimi che hanno deciso di alzare la voce con tanto di striscione per manifestare un concetto semplice e forte allo stesso tempo: il San Giorgio deve giocare a San Giorgio del Sannio.
“È ormai dalla scorsa stagione – inizia il comunicato del Gruppo Spinelli – che il nostro campo comunale non ospita più le partite casalinghe della nostra squadra. Una situazione che ha costretto il San Giorgio a giocare su altri campi, affrontando trasferte continue e difficoltà che non possono più essere considerate normali.
I tifosi chiedono di ritornare a San Giorgio
In uno degli impianti utilizzati, inoltre, non è nemmeno possibile ospitare regolarmente le tifoserie avversarie, snaturando completamente quello che dovrebbe essere lo spirito di una partita di calcio.
Nel frattempo, il nostro Campo Comunale è rimasto abbandonato a se stesso. Ora basta”.
Uno sfogo comprensibile perchè si tratta di calcio dilettantistico, quello che tiene in vita i paesi, quelli che si ritrovano la domenica sugli spalti per godersi una partita di calcio al di là del risultato, perchè la parte più bella è organizzarsi prima, incitare durante e fermarsi a chiacchierare dopo, come se fosse una normale piazza.
Passare dal migliaio di persone alla ventina della scorsa stagione, trionfale peraltro, lascia abbastanza amareggiati e la questione è che non esiste un impedimento oggettivo.
Esiste solo un accordo che non si riesce a trovare, una politica che deve mediare e non pare riuscirci almeno per il momento e un buonsenso che dovrebbe mettere il benessere sociale davanti a ogni interesse personale.
Un contrasto nel quale a pagarne le conseguenze è solo il paese.



















