C’è la cartolina e c’è la realtà. Ci sono i lustrini e c’è la polvere, quella da mettere sotto il tappeto. Benevento vive di contraddizioni continue, quelle del non c’è niente in questa città e della critica feroce se si prova a fare qualcosa di diverso. Amata quando se ne parla a chi non la conosce, odiata quando si parla coi conterranei.
E’ la città dei festival che riempiono le strade e che ben vengano, incastonati in una striscia dove il commercio muore, le vetrine col cartello ‘affittasi/vendesi’ sono più di quelli con la merce esposta, dei negozi vuoti e dei ristoranti pieni.
La realtà piena di monumenti, delle bocche colme di ‘abbiamo il Teatro Romano, l’Arco di Traiano, la Chiesa di Santa Sofia’ e centinaia di altri luoghi che restano mestamente chiusi quando i turisti decidono di visitare Benevento e la sua storia.
E’ la terra del salotto buono, il Corso Garibaldi, e delle bottigliate in faccia a un metro di distanza dallo stesso salotto, Piazza Roma, quella terra che erroneamente viene definita di nessuno e che, invece, un padrone ce l’ha.
L’isola felice con la schiuma nei fiumi e l’aria irrespirabile, con la criminalità che non c’è o conviene dire che non ci sia.
Quella nella quale un ragazzino, o una ragazzina, deve guardarsi le spalle quando esce perchè potrebbe trovarsi in brutte situazioni con coetanei annoiati e pronti alla dinamica da branco. Il tutto da immortalare con gli immancabili cellulari.
L’isola multiculturale, come tante città italiane, in cui c’è sempre una percentuale di persone che rappresentano un valore aggiunto sotto tanti punti di vista e ben vengano, e una porzione che, invece fa proprio fatica a integrarsi, preferendo strade illecite e atteggiamenti rivedibili, quelli che poi portano a generare un contrasto che spesso si trasforma in distinguo, che in alcuni casi rasenta il razzismo vero e proprio.
Ma non è questione di razza, è questione di controllo e di leggi. Controllo perchè questa città ha le sue zone d’ombra in cui ci si annida e leggi da applicare e far rispettare. In totale e senza distinzioni.
Una città, Benevento, che non è diversa dalle altre. Cambia la percezione che si ha. C’è quella che sembra e che viene mostrata come una cartolina e quella che è realmente.
Che sia sociale o che sia economica, bisogna fare i conti con questi cambiamenti e queste contraddizioni.
Bisogna affrontarli, renderli vantaggiosi o risolverli quando diventano problematici.
Non possono diventare polvere perchè anche quella si accumula e alla fine diventa più grande e consistente del tappeto che tenta di coprirla.



















