di Rosario Dello Iacovo
Quando un fenomeno assume dimensioni di massa, liquidarlo come una furbata è il modo migliore per rimuoverlo senza neanche sforzarsi di capirlo. Le targhe polacche non raccontano un’improvvisa passione dei napoletani per Varsavia . Chiamiamolo, piuttosto, voto di sfiducia verso un mercato che una parte crescente della popolazione non è più in grado di sostenere.
A inizio 2026 , secondo l’Ivass, assicurare un motociclo costava in media 335 euro in Italia e 608 euro a Napoli. Ho fatto un preventivo su uno di quei siti che promettono miracoli: l’offerta meno cara era di 1.800 euro all’anno per uno scooter, come nuovo assicurato.
Le compagnie spiegano che a Napoli accadono più incidenti. È vero: nel 2025 sono stati denunciati quasi otto sinistri ogni cento automobili assicurate, contro meno di cinque nella media nazionale.
Questo significa però che oltre novanta veicoli su cento non hanno provocato sinistri . Perché chi guida con prudenza deve pagare per gli incidenti e le truffe degli altri? Il luogo di residenza finisce quasi per azzerare il comportamento personale.
È la stessa logica dei divieti di trasferimento: per il rischio che alcuni commettono reati, si impedisce a tutti i residenti in Campania di seguire il Napoli. In entrambi i casi il codice postale conta più della condotta individuale.
I conti delle compagnie raccontano un’altra storia. Nel 2024, dopo aver calcolato quanto speso per gli incidenti, alle assicurazioni restavano in media 68,80 euro lordi per ogni polizza auto. A Napoli ne restavano 136,90: quasi il doppio.
E, rispetto a provincia con un rischio simile, per ogni incidente a Napoli le compagnie pagano in media il 43,8% in meno. Non è l’utile netto, ma assicurare i napoletani lascia alle compagnie un margine quasi doppio.
Resta il problema delle frodi . A Napoli il 35,4% dei sinistri viene giudicato sospetto, contro il 10,8% nazionale. Ma “sospetto” non significa “truffa accertata”. E grazie ai controlli le compagnie riducono i pagamenti e aumentano il proprio margine.
Qui nasce il cortocircuito. Le frodi fanno salire le tariffe, ma le tariffe esagerate possono spingere qualcuno verso la frode. È il caso della “lettera”, l’incidente falso organizzato per ottenere un risarcimento. È un reato, ma il ragionamento è semplice: se paga una cifra enorme perché vengo già considerato pericoloso, provo a recuperare una parte dei soldi.
Il falso incidente entra nelle statistiche, provoca nuovi aumenti e spinge qualcun altro a fare un’altra “lettera”. Il prezzo che dovrebbe coprire il rischio finisce così per contribuire a crearlo. E a pagare è il conducente onesto.
La targa polacca è soprattutto una via d’uscita.
Il veicolo viene ceduto a una società estera, reimmatricolato e restituito con un contratto di noleggio. L’automobilista non è più proprietario e corre alcuni rischi, ma paga molto meno.
Intorno al fenomeno si è costruita una narrazione comoda. Si parla di mezzi rubati, ma il furto resta un reato qualunque sia la targa. Se un veicolo è rubato, esistono già le leggi per sequestrarlo e convincente chi lo utilizza. Una targa polacca non è un indizio di colpevolezza.
Si sostiene anche che garantisca l’immunità dalle molteplici. Ma dopo trenta giorni il veicolo deve essere iscritto al REVE, che indica chi ne ha la disponibilità e con quale contratto. Il conducente di un mezzo regolarmente registrato non è invisibile.
Possono esistere documenti falsi, revisioni mai effettuate e contratti fittizi. Le illegalità vanno punite. Ma bisogna colpire la singola irregolarità, non attribuire una colpa collettiva a chiunque abbia una targa straniera.
Il governo prepara una stretta per obbligare questi veicoli ad assicurarsi con una compagnia italiana o autorizzata. La via polacca potrebbe diventare inutile, ma resterebbe il problema che l’ha fatta nascere.
Costringere tutti a tornare nel mercato italiano senza ridurre le tariffe significa difendere l’obbligo, non la giustizia. E poiché l’assicurazione è obbligatoria, lo Stato non può fingere che il prezzo sia una questione privata.
Servono tariffe che premino la storia del conducente e riducono il peso della residenza. Chi provoca un incidente deve pagare di più. Chi guida per anni senza causarli dovrebbe pagare quanto un automobilista nelle stesse condizioni che vive altrove.
Con un trasporto pubblico insufficiente, lo scooter o l’auto sono per molti una necessità. Se tante persone rinunciano alla proprietà del veicolo pur di non assicurarlo in Italia, il problema è anche il mercato dal quale stanno scappando.



















