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Questa mattina Avellino si è svegliata con un vuoto in più. È morto Costantino Chiocchi, conosciuto da tutti semplicemente come “il carnacuttaro”, l’uomo del camice bianco e del carretto che per decenni ha accompagnato la quotidianità di intere generazioni di avellinesi.

Il suo nome, forse, non era conosciuto da tutti. Ma il suo volto, il suo carretto e soprattutto il profumo inconfondibile di ’o pere e ’o musso appartenevano alla memoria collettiva della città.

Per anni Costantino è stato lì, fedele al suo posto, con il suo camice e il suo mestiere antico. Un mestiere fatto di gesti semplici, di tradizione e di quella genuinità che oggi sembra appartenere a un’altra epoca. Il suo carretto era molto più di un punto vendita: era un piccolo angolo di vita avellinese, un luogo dove ci si fermava per un boccone, ma spesso anche per una parola, un saluto, una chiacchiera.

Bastava riconoscere quell’odore per sapere che Costantino era lì.

E così, giorno dopo giorno, per decenni, è diventato una presenza familiare, quasi una certezza. Una di quelle persone che finiscono per entrare nella vita di una città senza bisogno di annunci, semplicemente perché ci sono sempre state.

La notizia della sua morte ha fatto rapidamente il giro della città e sui social sono comparsi decine di messaggi carichi di affetto e nostalgia. Tra le tante frasi, una sembra racchiudere il sentimento di un’intera comunità: “Addio al re ’o pere e ’o musso”.

Un titolo semplice, ma capace di raccontare tutto.

Perché Costantino non era soltanto un venditore. Era un pezzo della memoria popolare di Avellino, uno di quei volti che diventano parte del paesaggio umano della città. La sua presenza apparteneva alle strade, ai ricordi, alle abitudini quotidiane di chi per anni lo ha incontrato.

Oggi quel carretto resterà fermo.

E forse sarà proprio quel silenzio a far capire quanto fosse diventata familiare la sua presenza.

Se ne va Costantino, ma resta il ricordo di un uomo che ha custodito con semplicità una tradizione antica, portandola avanti con dignità e passione. Resterà nei ricordi di chi si è fermato davanti al suo carretto, nei racconti di chi lo ha conosciuto e in quella memoria fatta di piccoli gesti che, alla fine, sono quelli che costruiscono l’identità di una città.

Addio, Costantino. Avellino oggi perde uno dei suoi volti più autentici. E insieme a te, sembra andarsene un altro piccolo pezzo della città che abbiamo conosciuto.